Direzione Nordkapp, #4

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Circolo polare artico
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Un grande traghetto scortato dai gabbiani li accompagnò fino a Helsinki, passando per isolotti e fortezze circondate da acqua, fino a giungere nel porto deserto il giorno del Solstizio d’Estate. Si lasciarono rapire dal fascino della città dominata dalle due cattedrali – una rossa e una bianca –, i parchi e gli edifici ipermoderni, atipici e squadrati, per lasciarseli alle spalle su un’auto noleggiata alla volta della regione dei laghi, dove tutti i finlandesi si erano ritirati per godere della natura sotto il sole di mezzanotte.
Attraversarono le distese d’acqua senza proferire parola, un po’ perché si rendevano conto che di quel viaggio era già trascorsa la metà, un po’ perché era come percorrere una strada nel cielo, circondati dalle nuvole che si specchiavano nei laghi, gli abeti a testa in giù e fattorie rosse con il tetto a punta che sembravano cercare San Pietroburgo dall’altra parte del golfo.
Gli ostelli sporchi e a prezzo stracciato delle Repubbliche baltiche erano banditi da quell’universo liquido, dove il mondo si duplicava sempre nel suo riflesso e c’erano solo casette di legno e boschi di betulle. Dormirono poco e ripartirono in un mattino di colori opachi, senza sapere se il buio era arrivato per qualche misera ora o se il sole che li scaldava era quello del giorno prima. Proseguendo verso Nord, furono tentati di chiedersi se avevano fratelli, di cosa avevano sofferto e gioito prima di quel viaggio, di quali paesi e lingue e culture portavano testimonianza; ma non se lo chiesero mai, e proseguirono ancora, sostando sui bordi dei laghi per imboccare strade sempre meno trafficate, fino al Circolo polare artico. Tutti e tre si posizionarono con i piedi sopra la linea bianca disegnata nel punto esatto del passaggio del parallelo: a Nord parve di sentire il mondo implodere e forgiarsi nuovamente sui passi suoi e quelli delle ragazze che teneva per mano e che decise che era arrivato il momento di baciare. Si voltò senza sceglierle, per caso prima a destra e poi a sinistra, poggiando le sue labbra su quelle di Mimosa e poi su quelle di Sirrah. Si scostò e le lasciò cercarsi, mentre la luce filtrava tra i loro nasi e le loro bocche.
Tornarono verso la macchina ciondolando, perché Nord si ostinava a tenerle strette sotto le sue braccia. Mimosa prese la guida e si allontanarono dai luoghi turistici, ma i loro spiriti non riuscivano più a trovare la calma nemmeno nella pace che li circondava. Proseguirono intrepidi e urgenti, mentre le betulle si abbassavano e la vegetazione diventava sempre più rada. Più mondo si lasciavano alle spalle, più il loro amore diventava possibile.
Nella sosta di quella sera, in uno chalet nei pressi del villaggio Inari, prima di scendere e chiedere una camera per tre, già sapevano che avrebbero dormito tutti insieme, abbracciati e nudi, nella luce colorata e soffusa che sarebbe filtrata dalle finestre per tutta la notte.

Alessia Del Freo
“Is it a dream? Is it a lie? I think I’ll let you decide”

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