Frullino

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Frullino
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696 parole; tempo di lettura stimato: 3 minuti circa

«Frullino… Frullino, vieni qui!»
Carlotta allunga la manina destra verso di me, mostrandomi una poltiglia marrone. Li riconosco: sono i Whiskas special gourmet con pollo e manzo scelti da Antonio Cannavacciuolo e Carlo Cracco. Ma io oggi non cederò.
«Dai Frullino, vieni!»
Mi chiama Frullino, per via della macchia a girandola sulla mia schiena e non è né il peggiore né il migliore dei nomi che mi danno nel palazzo. Sì, sono il gatto del palazzo. Qui tutti mi conoscono, mi coccolano e mi danno da mangiare. Tutti. E questo è il motivo per cui ci metto quarantatré minuti ad arrivare al sesto piano.
Peso 16 kg per 40 cm, coda esclusa. Fonzie, il gatto di Giorgio, al terzo piano, dice che si fa prima a saltarmi che a girarmi intorno. Ma io non mi lamento. «Non lasciare mai il cibo,» diceva mia madre «ci sono gatti in Africa che muoiono di fame!» io neanche so dove sia l’Africa, sono nato nel sottoscala del palazzo, una sera d’inverno, e qui, con ogni probabilità morirò. Solo che, con tutta ‘sta panza, ho il sospetto non manchi molto.
«Bisogna essere grati di ciò che si ha» diceva mia madre. Certo, non mi lamento. Ma un infarto a sette anni non so se si possa considerare come qualcosa per cui essere grati.
Carlotta scuote la scatola dei croccantini: mmm, che suono irresistibile. No, non devo cedere!
Resisto, e vedo una piccola ruga di disappunto comparire in fronte a Carlotta.
Che buffi gli esseri umani. A volte mi fermo ad osservare gli uomini, e le donne del palazzo. Giorgio è gay, e per questo non vede sua madre da molti anni. Ha molti uomini, ma durano poco. La notte, spesso non riesce a dormire, così va alla ricerca di Fonzie, che invece dorme sempre beato. Lo abbraccia piangendo, e singhiozza che solo lui lo capisce. Non ho mai avuto il coraggio di dirgli che neanche Fonzie lo sopporta, ma non perché Giorgio sia antipatico, è Fonzie che è uno stronzo. Anche Fonzie non si rende conto della fortuna che ha.
Carlotta invece, questa maledetta bambina tentatrice, ha una stanza piena di bambole, eppure le manca sempre un modello. Ne ha di ogni tipo: Barbie dentista, Barbie sciatrice, Barbie palombara e ingegnere del suono.
Quest’anno a Babbo Natale ha chiesto la Barbie social media manager. Il signor Alfonso, suo padre, ha girato trenta negozi senza successo. Proprio quando l’orario di chiusura stava per incombere, in un vecchio negozio ne ha trovata miracolosamente una. Ahimè, anche il signor Mario, del quinto piano, ne voleva una per sua nipote: così si sono scontrati.
Il signor Alfonso ha passato il Natale in carcere, mentre il signor Mario, dopo due settimane di prognosi riservata, ha ancora tre costole rotte e una brutta cicatrice sul naso.
Carlotta, in compenso, ha avuto la sua Barbie.
Adesso so che desidera la Barbie vegana, il signor Alfonso dice che se ne riparlerà a Pasqua.
«Lo so io cosa ti ci vuole.»
Carlotta tira fuori dalla tasca destra una pallina gialla che se scossa fa un piacevole tintinnio.
Sento i peli della schiena rizzarsi e un fremito di piacere lungo le zampe posteriori.
«Frullino… vuoi giocare?»
Lascia scorrere la pallina davanti a sé. Un raggio di luce la colpisce, dandogli quasi le sembianze di una pepita dorata. È troppo.
Mi lancio gioioso sulla preda lucente. Oddio, mi lancio… rotolo, più che altro.
«Bravo Frullino, sei proprio un adorabile panzone!» Carlotta mi accarezza la testa e mi allunga la mano coi croccantini Whiskas special gourmet.
Così vicini, hanno l’odore del paradiso. Quel paradiso che in Africa non conosceranno mai e che io sto rifiutando per una questione di… di…
«Bravo gattone, mangia tutto!»
Bisogna essere grati di quel che si ha, avrebbe detto mia mamma. Chissà perché mi sono lamentato, poi. Questi croccanti sono la quintessenza del gusto. Mamma mia. Ringrazio Carlotta con delle fusa potenti.
Si meraviglia sempre che i gatti riescano a fare le fusa anche mentre mangiano. Vorrei risponderle che mi viene naturale, che sono nato così. Ma non so parlare, per cui le lecco la mano e rotolo via. Mi aspettano, fra quaranta minuti, al sesto piano.

– A illustrare il racconto, uno meme di Zarathustra

Giulio Lepri
Amo Dino Buzzati e i dialoghi serrati di Aaron Sorkin; credo che nessun giorno vada sprecato se ascolti i Beatles. Mentre aspetto che Peter e Mary Jane tornino insieme, scrivo storie ispirandomi all’eleganza di Van Basten.

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