La cena

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La cena
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529 parole; tempo di lettura stimato: 3 minuti circa

Sul biglietto c’è scritto: «Ti aspetto stasera per un viaggio straordinario.»
Sono abituata ai suoi messaggi un po’ criptici. Usa le parole come un giocoliere esperto e con i fatti riesce sempre a superare le mie aspettative.
Provo abiti su abiti che ammucchio insoddisfatta sul letto per poi scegliere il classico, ma
intramontabile, tubino nero. Gli accompagno una collana il cui ciondolo di pietra rosso fuoco sfiora il mio seno con lievi carezze. Un trucco leggero, tacco alto che già so mi farà togliere appena varcata la soglia di casa sua e, sulle spalle, lo scialle ricamato a mano da mia nonna.
Quando suono il campanello e la porta si apre, i miei sensi vengono catturati da una scia di profumi intensi che solleticano le mie narici.
Lui è impeccabile nel suo abbigliamento volutamente trasandato: camicia bianca, jeans scolorito e piedi nudi. Tra le mani, uno strofinaccio da cucina.
Ho sempre avuto un debole per l’uomo ai fornelli. Ma lui non è il tipo che improvvisa con le pentole. È un mago, uno stregone oserei dire, che combina sapientemente gli ingredienti dando vita a sapori unici e vivi: momenti di pura estasi.
Mi guida verso la tavola apparecchiata con cura, sulla quale spiccano due candele rosse il cui sfarfallio disegna ombre sulle pareti e illumina il mio ciondolo con mille riflessi. Come ipnotizzato, il suo sguardo è fisso sulla pietra rossa che manda bagliori di fuoco giocando a nascondino nella mia scollatura.
Mi strizza l’occhio sussurrandomi un complimento che brucia sulla mia pelle più di un’ardita carezza.
Mi lascio sedurre dall’atmosfera surreale e un attimo dopo ho davanti a me un piatto di bianca e finissima porcellana sul quale spicca un tripudio di colori e di forme degno di un dipinto di un artista. Lui prende la forchetta con la mia mano per condurmi nel primo assaggio di quella meraviglia. Poi si siede e, senza distogliere gli occhi dalla mia bocca, inizia a mangiare.
Gustiamo ogni portata in un religioso silenzio interrotto solo dai miei apprezzamenti alle sue doti culinarie. Continua a guardarmi godendo della mia voluttà. Il tempo trascorre lento, in una sfilata di sapori e di profumi che mi trascinano in luoghi lontani.
Credo di aver ormai assaggiato quanto di più gradevole al palato possa esserci quando lui si
alza, prende un foulard di seta rossa e me lo poggia delicatamente sugli occhi.
Lo lascio fare mentre un brivido corre lungo la mia schiena nuda. Non posso vedere cosa sta succedendo attorno. Avverto solo un rumore delicato di piatti e posate.
Poi, quiete assoluta. Anche la musica di sottofondo cessa di suonare per inchinarsi, devota, a ciò che accade nella stanza.
Un profumo intenso di cioccolato e menta stuzzica l’olfatto.
Le mie labbra, come rispondendo a un muto comando, si schiudono nell’esatto momento in cui una carezza morbida e sensuale al gusto di cacao le tenta senza pudore.
La mia lingua si lascia corteggiare dal sapore sfacciato del cioccolato mentre l’audacia della menta pian piano si smorza, esausta, cedendo il passo alla dolcezza sublime di un sussurro di panna montata.
Non ho più difese.
Lentamente, mi scopro gli occhi.
Una bocca sensuale si posa sulla mia, avidamente.

– A illustrare il racconto, Abstract lovers di Sarah Ettinger

Federica Sanguigni
Mi piace plasmare le parole.
Amo cantarle in liriche struggenti, incorniciarle in ritratti dalla forte personalità o disegnarle in acquerelli colorati.
Scrivere, per me, è un bisogno primario. Come leggere.

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