La fabbrica dei sosia

Pubblicato il Pubblicato in Chef per un giorno, Piatti Unici, Surreale
06.13.10:::Old News by Richard Vergez
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510 parole; tempo di lettura stimato: 3 minuti circa
A illustrare il racconto, 06.13.10:::Old News di Richard Vergez

Di solito bastano quattro operazioni: fronte alta, orecchie a sventola, naso grosso, borse sotto gli occhi. Vengono scelti soggetti con la stessa altezza, la stessa corporatura e tutti con capelli neri molto sottili. I dettagli spettano al barbiere: ciuffo ben curato e baffetti a spazzolino. Dopo solo tre settimane la trasformazione è completa.
Tranne la voce ovviamente. Per quel lavoro ci sono i maestri di dizione. Insegnano al paziente poche frasi e ormai le abbiamo imparate a memoria anche noi. È strano sentire i nostri pazienti parlare con la loro voce naturale e poi sentirli pronunciare quelle frasi in un tono completamente diverso.
Tre settimane fa ci hanno detto che la clinica chiuderà, tornerò a Berlino, anche se le notizie che arrivano dalla capitale non sono tanto rassicuranti. L’incubo di una debacle totale è arrivata fin sopra queste montagne al confine con l’Austria. Sappiamo bene che i nostri soldati se la stanno passando brutta su tutti i fronti ma qui c’è stato ordinato di non pensarci.
Abbiamo da dimettere solo l’ultimo paziente e poi ognuno di noi sarà destinato ad altri incarichi top secret come questo.
L’ultimo paziente è uno dei sosia usciti di qui. Perfetto, come tutti gli altri. Sapevamo del suo arrivo, ci siamo esercitati tanto nei periodi morti. Sapevamo che uno di loro sarebbe tornato indietro, prima o poi, e che, in soli due giorni, avremmo dovuto fare tutto il lavoro.
Un lavoro diverso questa volta: capelli biondi, occhi rotondi, orecchie piccole e labbra carnose.
È bizzarro che sia successo proprio all’ultima operazione, ormai eravamo convinti che tutte quelle ore di esercitazione le avessimo fatte per nulla. Forse il destino ha voluto metterci alla prova. Adesso abbiamo dimostrato di aver meritato quest’esilio dorato lontano dagli orrori della guerra, ma purtroppo la pacchia è finita, è arrivato il momento di tornare in trincea. Abbiamo già preparato le valigie e siamo pronti a sgomberare l’edificio in poche ore.
L’ultimo paziente sarà dimesso tra poco, con una scusa m’intrufolo nella sua stanza. Ha ancora le bende sulla faccia. Mentre fingo di sistemargli il letto e controllare la flebo, mi rendo conto che in questi tre giorni il sosia non ha mai parlato. Così gli chiedo se ha bisogno di qualcosa. Lui alza la mano libera dalla flebo per farmi capire che non ha bisogno di nulla. Sarà triste per il nuovo incarico che gli è stato assegnato oppure perché ha perso qualcuno o qualcosa di importante. In questa dannata guerra ognuno di noi ha perso qualcosa.
In quel momento il primario entra nella stanza. Sembra sorpreso di vedermi e mi fa cenno di uscire. Saluto e mi congedo ma, mentre sto per chiudere la porta alle spalle, sento per la prima volta la voce del paziente e quella frase mi gela il sangue nella vene. Non è una delle solite frasi imparate a memoria, quelle che tutti noi, per ridere, ripetiamo come una petulante cantilena.
L’ultimo paziente ha detto: «Non c’è più tempo. I russi sono alle porte di Berlino» e la sua voce è quella del nostro amato Fuhrer.

Gianluca Papadia
Nato a Pozzuoli (Na) un po’ di tempo fa, da bambino aveva un sogno e solo con la scrittura è riuscito a realizzarlo: diventare invisibile.
Ha lavorato per molti anni in teatro, poi si è dato alla letteratura perché si era scocciato di vendere bibite energetiche a spettatori assonnati.
Tutti i Venerdì dispensa #cattiviconsigli su Seven Blog
http://www.sevenblog.it/category/ira/cattiviconsigli/

Le sue ultime opere, senza corrompere nessun giurato, hanno ottenuto i seguenti riconoscimenti:
La commedia “Il gene incompreso”, seconda classificata al “Premio Firenze-Europa 2017”;
il racconto “Con le ali ai piedi” menzione speciale al “Premio Massimo Troisi 2017” e finalista al
“Premio Bukowski 2018”;
il cortometraggio “Con le ali ai piedi” menzione speciale al “Festival Internazionale del Cinema Povero 2017” ;
il racconto “La ragazza sulla riva” terzo classificato al “Premio Giacomo Zanella 2018”.

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