L’uomo del pouf

Pubblicato il Pubblicato in Chef per un giorno, Piatti Unici, Surreale
Raoul Hausmann - Collage
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492 parole; tempo di lettura stimato: 2 minuti circa
A illustrare il racconto, ABCD di Raoul Hausmann

Gli avevano detto “Cerca la tua strada, tutti ne hanno una”. Lui però non era pronto, o forse aveva ancora troppo sonno. Allora si è seduto e ha tirato giù un paio di caffè corretti e una tachipirina plus, che era raffreddato. Ha cominciato a lèggere, per quello che ha potuto, robe leggère e racconti qua e là (lèggere di tutto, finché cataratta non ci separi, era la sua unica regola). Ha iniziato ad ascoltare storie e a guardare la gente. Ha cercato il ritmo, ha studiato la rima, ha annusato la carta.  

Sono le sette di sera e un uomo attorno ai quaranta giace su un pouf. Quando la padrona di casa entra l’uomo è, letteralmente, sprofondato nel pouf. Tuta acetata blu, calzini di spugna, felpa rossa. L’uomo del pouf è senza vita. Ma con carta. Tanta carta stampata. Pagine stracciate, libri logorati, dizionari accartocciati. Fogli appallottolati e deglutiti. Sulla parete in tinta écru, poco sopra la testa, che è reclinata a destra, ci sono tre righe, scritte a matita.

Masticare le parole, ingoiarle

Pagina dopo pagina

Ce n’è per ogni evenienza, per ogni bisogno

Nella stanza non c’è vino, né farmaco o il classico scritto d’addio. Solo quelle tre righe. E, accanto al pouf, un quadernino di appunti.
È aperto.
Sulla prima pagina è scritto: “masticare e ingoiare un vocabolo, dopo averlo spremuto con la mano e trasformato in un piccolo bolo di cellulosa, è piuttosto piacevole da fare e rifare.”

Pagina 107 del vocabolario, c’è “busto”.

Pagina 316, c’è “eclettico”.

Pagina 583, “incanto”.

Pagina 816, “tegumento”.

“Facile a masticarsi un po’ meno a evacuarsi, tegumento, parola fibrosa”, annota nel quadernino l’uomo del pouf.
“Per il mal di testa” è scritto in un appunto, “ho scelto… coriaceo o crosta. No, crosta è per la fame giustamente. Mi pare. Affettato, facondo e pratico vanno bene prima degli incontri galanti. Meticcio per gli amici, alticcio per le sveltine, caruccio per le nonne, sorriso e cancelleria per l’ufficio”.
“Comincio con un piccolo vocabolario per stranieri giusto per vedere l’effetto che fa. Poi insisto e rilancio: sinonimi, contrari, eponimi, rarità. La mandibola è una superba fornace. Scioglie, rimpasta, rilascia.
Una parola ogni volta che serve, un incanto da scartare e masticare. La parola è trincea, è fendente. Macché, la parola è proteina. La parola consiste. Senza, la vita evapora.
Mantice è la prima parola che la padrona di caso sfila via, dita sottili e delicate, dalla bocca dell’uomo in quello che sembra un estremo tentativo di stapparlo e restituirlo alla vita.Poi vengono fuori “canto”, “edera”, “buffetto”, “serranda” e “burbanzoso.Dopo settantasette sostantivi, una manciata di aggettivi e un avverbio, che con ragionevole certezza interpreta come di luogo, la padrona di casa vomita. Quindi si china su pagina 516, prende il foglio che inizia con lattice, si pulisce la bocca ed esce dalla stanza. Si riprende dallo choc, in silenzio, quattro giorni dopo. L’uomo del pouf, fortunatamente, aveva già provveduto a pagare la mensilità.

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