Marilena

Pubblicato il Pubblicato in Chef per un giorno, Realismo magico
Marilena
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1.201 parole; tempo di lettura stimato: 6 minuti circa
A illustrare il racconto, un’opera di Giulia Spinelli

Marilena prese il pacchetto di Parliament dal comò, si accese un’altra sigaretta e aspirò dolcemente, tenendo lo sguardo fisso sul proprio riflesso nel grande specchio a parete. A sessantatre anni i suoi lineamenti conservavano ancora le armonie di una volta, sebbene la pelle avesse perso di lucentezza. Gli occhi luminosi, erano ora infettati d’un azzurro slavato.
Thomas se ne stava sdraiato nudo sul letto illuminato dalla luna e il suo odore impregnava la stanza, confondendosi con l’aroma del tabacco. Marilena poteva respirarlo a fondo quell’odore, anche attraverso la voluta di fumo. Scivolò con lo sguardo sui particolari più intimi. Ora che aveva il membro a riposo sembrava un bambino. Un bambino insolente.
Lui si accorse di quello sguardo e reagì con un sorriso che irradiava innocenza e potere al tempo stesso.
Quel dettaglio l’aveva profondamente colpita; nella sua bellezza c’era una sottile impronta di vizio e mostruosità. Troppa consapevolezza per un ragazzo che al massimo dimostrava vent’anni.
«Che fai lì seduta allo specchio?» le chiese.
Avrebbe voluto dirgli che cercava di catturare il momento in cui il presente muore per diventare passato. Gli rispose che non faceva nulla di che.
«Era da vent’anni che non scopavo così» aggiunse, avvicinandosi al letto.
Un sorriso di orgoglio si dipinse sul volto del giovane inglese; si stirò pigramente le braccia, poi le chiese di fare un tiro.
Lei si avvicinò e gli porse la sigaretta, sfiorandogli le labbra.
«Quanto pensi di rimanere qui a Rodi?»
Marilena sembrò riflettere, prima di rispondere.
«Non lo so, mi piace la vita dell’isola. I greci sono persone cordiali e l’acqua del mare non è ancora troppo fredda. Tra poco sarà ottobre e qui non ci sarà più nessuno, aspetterò che le spiagge diventino desolate. Poi quando l’ultimo turista se ne sarà andato, allora me ne andrò anch’io.»
«Dove te ne andrai?»
«Forse in Canada. L’autunno è la stagione giusta per vedere i colori del Québec.»
Il ragazzo sorrise e scosse la testa.
«Non ti manca il tuo paese?»
Marilena gli accarezzò i folti capelli biondi.
«Mi manca la mia villa sul lago Maggiore, la vecchia quercia, la vista dal balcone sul profilo delle montagne innevate.»
«E allora cosa ti tiene lontana da lì?»
Un gatto scivolò silenziosamente nella stanza. Si fermò vicino alla finestra per leccarsi una zampa.
Marilena si alzò in direzione dell’armadio. Il mare, riflesso nell’anta in mogano, oscillava lento.
Soffermò lo sguardo su quel movimento suggestivo per un istante. Poi aprì la piccola cassaforte e tornò con un fascio di banconote.
«Questi sono per te. Come avevamo deciso di fare.»
Con un gesto naturale, il ragazzo contò le banconote, quindi le infilò dentro la tasca dei jeans che aveva appoggiato alla sedia.
Marilena piegò le labbra in un sorriso beffardo. Si avvicinò a lui, sfiorandogli la mandibola con le dita e lo baciò profondamente; l’odore del tabacco e la saliva del giovane si confusero fra loro.
Si sciolse dal bacio e indugiò un istante sul suo volto prima di sdraiarsi accanto a lui.
Il ragazzo si stirò di nuovo, lasciandosi andare a uno sbadiglio prepotente.
«Puoi restare con me finché non mi addormento?» gli domandò.
Un velo di silenzio calò nella camera.
Marilena sistemò il cuscino sotto di sé.
Thomas piegò la testa di lato. Stava per dire qualcosa quando il gatto saltò sul letto, a pochi centimetri dal suo petto. Cominciò a fare le fusa.
Marilena osservò con curiosità quegli occhi gialli, che lampeggiavano nell’oscurità della stanza.
«Mi ricorda un’antica favola greca» disse, senza staccare lo sguardo dall’animale. «Ti va di sentirla?
Il ragazzo annuì.»
«È la storia di una gatta che una sera incontra un bellissimo giovane e se ne innamora. Si avvicina e gli fa le fusa, gli sale addosso, ma a lui non importa niente. Allora la gatta chiede aiuto ad Afrodite, la dea dell’Amore. Afrodite la trasforma in donna e quando il giovane la vede se ne innamora all’istante. Il giorno seguente la porta a casa sua con l’intenzione di sposarla. Mentre se ne stanno seduti in camera da letto, Afrodite decide di vedere se, cambiando l’aspetto fisico, la gatta ha cambiato anche la sua natura. Così fa entrare un topo nella stanza.»
Marilena accarezzò il pelo lucido e nero del gatto.
«E poi che succede?» domandò Thomas.
«La ragazza si alza dal letto e insegue il topo per mangiarlo. E Afrodite la trasforma di nuovo nella sua vera natura: una gatta.»
«Divertente. E l’uomo, invece?»
Marilena posò il gatto a terra e si stese nuovamente accanto a lui.
«Non lo so, la favola finisce qui. Cosa vorresti che avesse fatto?»
Il ragazzo fissò il soffitto.
«Non sono bravo a inventare storie. Forse poteva chiedere alla dea di diventare un gatto come lei.»
«Chissà, magari l’ha fatto davvero, in fondo la condizione umana è di gran lunga peggiore» disse, coprendo con la mano un leggero sbadiglio.
Thomas annuì in silenzio.
«Non voglio più tornare a casa» sussurrò Marilena, chiudendo gli occhi.
«Non devi farlo se non vuoi.»
«La vita è lunga, ma passa in fretta» continuò con un sospiro.
Il ragazzo non disse niente.
Rimasero entrambi sdraiati nel silenzio denso della camera.
Quando Thomas fu sicuro che la donna fosse scivolata nel sonno, si alzò in direzione della cassaforte a muro. Era di scarsa qualità e aveva visto i movimenti delle dita: i primi tre numeri in serie, poi nuovamente uno.
L’aprì al primo tentativo. Lasciò un paio di banconote da cento euro e portò via il resto, insieme a una bellissima collana con un ciondolo in diamante.
Rimase ad ammirarla estasiato, mentre si interrogava sul suo valore. Se doveva vendersi a una vecchia lo avrebbe fatto per più di mille euro. In fondo l’aveva fatta divertire, sapeva come trattare le donne lui, e questa era la sua unica consapevolezza.
Volse un ultimo sguardo a Marilena che dormiva. Il tenue chiarore dell’alba metteva in risalto il suo profilo nobile e fiero. Sembrava portarsi dietro un carico pesante, forse un lutto, forse aveva ammazzato qualcuno.
Non le aveva raccontato molto di lei, gli aveva lasciato solo dubbi e supposizioni. Ma anche lì, mentre giaceva sopraffatta dalla stanchezza, quella donna emanava una profonda resistenza spirituale.
Guardò nuovamente la collana che aveva preso: lei era ricca e lui aveva bisogno di denaro. Nel primo pomeriggio sarebbe partito per la Turchia e già sentiva il brivido di lasciarsi l’isola alle spalle con questo piccolo peccato.
Aveva già il biglietto per Fethiye. Laggiù, con quei soldi, avrebbe potuto comprarsi della buona cocaina e sistemarsi per un po’.
Lasciò la stanza senza far rumore.
Mentre usciva dal residence per andare incontro alla strada deserta, scorse una piccola ombra farsi vicino.
Un gatto randagio. Assomigliava a quello che era entrato nella camera l’ora prima. Forse era lo stesso, forse solo un suo parente.
Posò lo zaino a terra e gli fece cenno di avvicinarsi, ma l’animale non si mosse.
Lo guardava con insistenza.
Thomas ripensò a quello che aveva detto Marilena poco prima, In fondo, la condizione umana è di gran lunga peggiore.
Il gatto se ne andò com’era comparso. Con indifferenza.
Lo guardò allontanarsi verso la spiaggia, sotto il cielo tinto dall’aurora.
Poi lui riprese il cammino verso il mare, dove l’azzurro si faceva più intenso.

Lorenzo Quadraro
Diploma di maturità classica e laurea in Legge. Quando non lavora nel settore della consulenza aziendale, disegna, scrive, divora libri e balla latinoamericano. È un fanatico dell’hip hop e ogni tanto si dimentica di essere bianco e biondo. Fa fatica ad addormentarsi se non guarda documentari di astronomia.
Ha scritto un romanzo: “L’equazione di Cassandra”.
Frequenta il Master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Palomar.
Adora gli spaghetti aglio, olio e peperoncino.

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