Matilde

Pubblicato il Pubblicato in Chef per un giorno, Piatti Unici, Realista
Michelle Maguire
Piaciuto il racconto? Scaricalo, è gratis

PDF MOBI EPUB

1.161 parole; tempo di lettura stimato: 6 minuti circa
A illustrare il racconto, un’opera di Michelle Maguire

Matilde fissa lo sguardo desolato sull’anonima stanza.
Come in uno scatto fotografico, registra ogni dettaglio. Il letto piccolo, rifatto con furia, il lembo del lenzuolo sciupato che struscia sul pavimento. Il quadro, un po’ storto, appeso a una parete e raffigurante una natura morta dai colori spenti che rende ancora più grigi l’ambiente e l’umore. L’armadio a due ante spalancato ad accogliere nuove impronte di corpi ma con ancora l’odore dei vestiti ospitati fino a qualche giorno prima.
Matilde abbassa lo sguardo sulle sue mani che si muovono nervose per poi rivolgerlo alla finestra aperta, una cornice sul giardino piccolo e mal curato che circonda la casa di riposo dove sua figlia ha insistito per trasferirla. O, per meglio dire, parcheggiarla.
«Qui starai bene, mamma» le dice Laura carezzandola con ipocrisia.
«Non sarai sola, ci saranno tante persone della tua età» le fa eco la voce affettata di Roberto, buona per vendere e imbrogliare la gente ma non per darla a bere a sua suocera.
All’improvviso, con un tonfo silenzioso, Matilde sente cadere sulle spalle tutti i suoi ottantasette anni. Le sembra di essere appena entrata nella cella di una prigione di massima sicurezza. Non ci sono sbarre né sentinelle ma la sensazione che si prova, una volta oltrepassata la porta all’ingresso, è quella di un luogo dove si arriva con le proprie gambe ma dal quale, molto probabilmente, non si uscirà alla stessa maniera.
Matilde chiude gli occhi. Un’altra fotografia. Un’altra casa. Un vecchio divano che conserva la forma del suo corpo e che non ha mai voluto cambiare. Un tavolino con i segni delle tazze da tè poggiate nei decadenti pomeriggi autunnali. La poltrona preferita di Camilla, la sua gatta, la sua unica amica. I quadri appesi alle pareti. Nessun Van Gogh ma tanti girasoli a sorriderle da ogni cornice. E i libri. Gli amati libri disseminati per tutta la casa.
Matilde spalanca gli occhi con un brusco movimento della testa. Lo sguardo si sposta rapido nella camera per posarsi sulla scatola abbandonata sopra la piccola scrivania accostata alla parete. Con gesti convulsi la apre. I volumi tanto amati e carezzati nel corso degli anni sono lì. Tira fuori un libro di poesie. Se lo stringe al petto come una mamma il suo bambino.
Nella testa di Matilde i ricordi si rincorrono senza sosta. Si rivede seduta sul suo divano, la coperta sulle gambe e Sara rannicchiata accanto a lei. Le pare di sentire la voce cristallina della sua nipotina leggere qualche pagina di un bel romanzo. Quante ore trascorse insieme ad ammirare la caparbietà di Jo March o a piangere per la morte del piccolo Nemecsek. Quanta passione nella voce della bambina che recitava i versi della giovane Emily, cogliendo l’amore per la natura e la poesia e quasi ipnotizzata dalla magia delle parole che descrivevano mondi nei quali si tuffavano insieme. I pomeriggi trascorsi a leggere le mancheranno in quella triste casa. Matilde ha il brutto sentore che le visite dei suoi familiari si diraderanno nel tempo. L’unica gioia è la consapevolezza di aver trasmesso a Sara l’amore per la lettura.
Ancora intenta a cullare il piccolo volume di liriche, l’anziana donna non si accorge che sua figlia con il marito sono sgusciati via come lumache dalla loro casa. A quanto pare, le sue previsioni si stanno già avverando e un brivido di solitudine le graffia la schiena. Si guarda intorno spaesata. Le mani continuano a tremare mentre ripone il libro nella scatola, richiudendola con mestizia.
Una voce sconosciuta la chiama per la cena.

Il pasto è scialbo e la sala troppo rumorosa. Una cacofonia di voci e di posate sbattute ripetutamente nei piatti. Bocche che succhiano la minestra. Discorsi nostalgici a richiamare luoghi e persone che non ci sono più.
Matilde ama la solitudine. La quiete del suo piccolo giardino. I pranzi leggeri ma saporiti che prepara lei stessa per sé e per Camilla.
Tutto questo, ora, non c’è più. Le rimane solo un presente in cui non ha possibilità di scelta.
Al domani non vuole neanche pensare.

Il temporale arriva senza preavviso.
Le finestre vengono chiuse. Tirate giù le tapparelle. Abbassate le luci.
Come ubbidienti soldatini al comando di un generale invisibile, gli anziani ospiti della casa si spostano in un altro locale.
Un televisore dal volume assordante trasmette uno squallido programma in cui nonne truccate come ventenni cresciute troppo in fretta si agitano e urlano l’una contro l’altra in una lotta da giungla per catturare la preda: un maschio attempato dalle rughe lisciate da strati di fondotinta con indosso un completo alla moda ma fuori tempo.
Matilde non accende più quella scatola infernale da anni. Quasi trascinandosi passa oltre, diretta al suo nuovo alloggio.
La finestra, nella sua camera, è ancora aperta e la pioggia è entrata bagnando il pavimento.
Sul comodino trova un bicchiere d’acqua e la medicina della sera.
Matilde getta la pillola fuori della finestra e poi la chiude. Non fa molto freddo ma rabbrividisce.
Si distende sul letto con i vestiti ancora addosso e gli occhi spalancati a fissare il soffitto.
Incrocia le mani al petto. Il mento inizia a tremare.
Un tuono la fa sussultare. Il buio invade la stanza ma un lampo meschino lancia frecce sottili tra le fessure della tapparella.
Una lacrima scende lentamente. Inciampa in una ruga che non c’era fino a quella mattina per poi scivolare silenziosa sul collo.
Matilde chiude gli occhi. Nella sua testa, la voce di Sara si accavalla alla sua in una recita muta: venne una goccia gigante/e poi come se le mani/che tenevano le chiuse si fossero aperte/le acque sconvolsero il cielo…
Matilde si porta una mano al viso. Non è la pioggia a bagnarlo ma un’altra lacrima, calda e pungente. La sua mano scivola di nuovo lungo il fianco. Sola. Fredda. Nessuno la stringerà più come faceva Sara per darle coraggio durante i temporali.
Un altro tuono bombarda la stanza senza luce.
«Nonna, guarda, Camilla è fifona come te. Si è nascosta sotto il tavolo.»
Matilde apre gli occhi. La voce di Sara che la prende affettuosamente in giro, per un attimo la rincuora. Ma lì non c’è nessuno mentre fuori il temporale continua a inveire.
E Matilde ha una grande paura dei temporali.
Se almeno potesse accarezzare Camilla. Ma Camilla non è lì. Dorme in un’altra casa perché qui “non si accettano cani né gatti. Non ci si alza dal letto prima delle sette e non si va a dormire dopo le 22. L’orario delle visite è libero ma si prega di non disturbare le attività degli operatori i quali sono qui per aiutare i vostri cari a stare sereni e in compagnia. Vi preghiamo di collaborare, grazie.”
Matilde sospira rassegnata. Vorrebbe avere accanto a sé Sara e inventare per lei qualche favola della buonanotte, poi addormentarsi nel letto dove ci sarebbe ancora posto per la sua Camilla.
Ma Matilde non può più scegliere. Non ha più niente. Non è più libera.
Matilde, ora, vorrebbe solo andar via.

Federica Sanguigni
Mi piace plasmare le parole.
Amo cantarle in liriche struggenti, incorniciarle in ritratti dalla forte personalità o disegnarle in acquerelli colorati.
Scrivere, per me, è un bisogno primario. Come leggere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code