Un sogno senza via d’uscita – Il primo appuntamento

Pubblicato il Pubblicato in Giro Pasta, Rosa/erotico
Vacanze Romane Bacio
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1.095 parole; tempo di lettura stimato: 5 minuti circa
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L’aspettai all’angolo tra la quinta e la sesta, alle sette di sera di un giovedì di primavera. Lei arrivò con un minuto di ritardo e mi colse a studiare il telefono, preso da un’ansia che non avevo mai provato. In giro non c’era quasi nessuno, solo io e lei e un senzatetto che accarezzava la testa del suo pigro pastore tedesco.
«Ciao.» Mi disse.
«Ciao.» Le risposi.
Rimanemmo a guardarci per qualche secondo, senza sapere bene cosa dire. Le avevo chiesto di uscire la sera prima, mandandole un massaggio sgrammaticato, in preda a un momento di delirio post sbornia. A dirla tutta era stato Leonard a premere invio, senza che io avessi avuto il tempo di fermarlo o di dirgli tutta la verità. Lei aveva risposto con un semplice sì. Niente di più, niente di meno.
«Quindi… ti va di andare al cinema?» Le chiesi.
«È un po’ un cliché, ma sì, mi va.»
«Però è il classico cliché messo al posto giusto, no? Voglio dire, soprattutto se il film che vai a vedere è un vecchio film restaurato.»
«Vacanze Romane magari.»
«Beh… ha vinto l’Oscar però.»
Sorrise e io sentii il nodo alla gola sciogliersi piano, piano. Ci incamminammo per la sesta, senza dire nulla, persi nel nostro silenzio. Avrei voluto dirle un sacco di cose, ma non sapevo da dove cominciare. Non ricordavo più di cosa si parlasse a un primo appuntamento, e allora mi limitavo a guardarla, come sempre.
«Perché mi hai chiesto di uscire?» Mi chiese senza troppi preamboli. Avrei presto imparato del come riuscisse ad andare subito al nocciolo della questione. Cosa che io non riuscivo mai a fare.

Walter Newman mi guardava da dietro i suoi occhiali mentre raccontavo del mio primo appuntamento con Sophie. Restava immobile, respirando a malapena, scrivendo ogni parola che usciva dalla mia bocca. Era la prima volta che raccontavo di quell’uscita al cinema, di come mi ero sentito un clandestino che non si doveva far trovare, ma anche di come, allo stesso tempo, mi ero sentito immensamente felice.
«L’hai desiderata sin da subito?» Mi chiese Walter senza troppi giri di parole.
«Sì.»
«Cosa ti piaceva di lei?»
«Il modo in cui rideva… e come guardava il mondo da dietro le lenti dei suoi occhiali. Sembrava non sfuggirle nulla, come se ogni cosa, per lei, fosse fondamentale.»
«E poi?» Mi incalzò.
«Le sue mani. Si mangiava sempre le pellicine sulle dita e io la rimproveravo. Ma amavo le sue mani. Erano piccole e… e fredde. Sempre fredde. Come la sua bocca.»
«Quindi eri attratto da lei, questo lo puoi affermare, no?»
«Non era il sesso che mi interessava, se è questo che intende.»
«E cosa?»
«Stare con lei. Parlare, uscire… fare tutte quelle cose banali che fanno due che stanno insieme. Stare bene, solo questo. Se avessi voluto qualcuno da scopare non avrei voluto lei. Non che non la trovassi attraente, anzi. Ma semplicemente era l’ultima cosa che mi importava.»

«Ti piacciono i popcorn?» Mi chiese davanti al bar del cinema.
«Non troppo.» Risposi.
«Davvero? Scherzi?»
«No. Poi dai… quando si guarda un film… »
«Sei uno dei quei cinefili fissati col fatto che non si debba fare altro che guardare il film durante Tutto il film?»
«Che altro dovresti fare?»
«Nemmeno un bacio? Se il film è romantico un bacio ci sta, no?»
Rimasi spiazzato.
«Sì, un bacio ci sta. Vuoi i popcorn allora?»
«Sì.»
«Piccoli?»
«Grandi.»
«Anche…»
«Voglio ruminare nelle tue orecchie per tutta la durata del film.»
«Per fortuna l’ho già visto.»
«Si parte male, non credi?» mi chiese.
«Perché?»
«Io amo i popcorn, mentre tu ami il silenzio durante i film.»
«Aspettiamo il bacio e poi vediamo, ok?»
Lei sorrise e io le comprai i popcorn da cinque dollari.

«Vi siete baciati alla fine?» Mi chiese Walter Newman prima che uscissi dal suo ufficio. Finalmente le due ore erano finite e io potevo tornarmene a scrivere sceneggiature nel mio monolocale di periferia. Per fortuna il lavoro stava prendendo il via, le richieste arrivavano una dopo l’altra, anche se le paghe erano quelle che erano. Julia li aveva sempre definiti film di serie C, mentre io avevo sempre cercato di spiegarle che, al momento, erano quelli che mi permettevano di campare. Ma non era facile avere la meglio contro i suoi sogni. Lei sognava un gran futuro, mentre io mi accontentavo di un presente modesto.
«Sì.»
«E come è stato?»
«Bello. Anche se non capisco una cosa, dottore.»
«Che cosa?»
«Perché non riesco ad avercela con lei? Dopo tutto quello che ha fatto… mi sono trovato nella merda senza neanche rendermene conto e tutto per colpa sua. Però non riesco ad arrabbiarmi, a urlare a… cazzo dovrei spaccare ogni cosa e invece continuo a pensare a lei come se fosse sempre qui, nella mia vita da quattro soldi. Ma non c’è, mi ha messo in questo casino e io non riesco a provare rancore.»
«Ne parleremo la prossima volta, Fred.»
«Io… »
«Almeno avrai un motivo per avere voglia di venire da me.»
« Mi ha fregato.»
«Ti stai sforzando, tutto qua. Io non ho fatto niente.»
Sorrisi e annuii. Poi uscii da quell’ufficio senza aggiungere altro. Una volta per strada decisi di tornare a casa a piedi, ci avrei messo un’ora ma avevo voglia di pensare e camminare. Mi dava un senso di pace perché era come non arrivare mai a destinazione. E a me era proprio quella che mi spaventava: la destinazione. In quel piccolo monolocale c’era pieno di ricordi e, soprattutto, lì dentro avrei ritrovato la mia solita solitudine.

Vacanze Romane era iniziato da poco più di mezz’ora e lei aveva già abbandonato i popcorn per terra. Teneva la testa leggermente inclinata verso la mia spalla e il mio sguardo era un moto armonico tra lo schermo del cinema e il suo profilo. Fu proprio mentre la stavo osservando che mi colse di sorpresa: mentre Gregory Peck baciava Audrey, Sophie Smith si avvicinò per baciare me. E io la baciai, perché non volevo altro.
Finimmo di vedere il film in silenzio, tenendoci per mano. Ma come si accesero le luci lei allontanò la sua e si alzò per andare in bagno, senza dire nulla. io l’aspettai all’uscita, tenendo il suo giacchetto tra le mani. Una volta tornata lo prese continuando a non dire nulla e come due estranei ci avviamo lungo la strada fuori dal cinema. La chiamarono al telefono poco dopo e la sentii dire che era con un’amica a vedere un film di altri tempi. Per molto tempo, continuai a essere un’amica sconosciuta, con cui andava a vedere vecchie pellicole restaurate.

– A illustrare il racconto, un frame di Vacanze romane di Roman Holiday
Federico Malvaldi
Ho una voglia folle di vita. E forse non serve sapere molto altro.

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