Un sogno senza via d’uscita – La festa di fine anno

Pubblicato il Pubblicato in Giro Pasta, Realista, Rosa/erotico
Back to the future - George e Lorraine Dance
Piaciuto il racconto? Scaricalo, è gratis

PDF MOBI EPUB

1.095 parole; tempo di lettura stimato: 5 minuti circa
Clicca per leggere il capitolo precedente: #1

Quella sera suonammo per tre ore come dei pazzi, senza mai fermarci. Avevamo preparato una scaletta di soli quaranta minuti, ma quei ragazzi erano assatanati, presi da una voglia di bere, ridere, cantare e ballare che sembrava non finire mai. E allora, quando è così, non ti resta altro che lasciarti andare a quel diavolo pazzo chiamato Jazz. Clay, il nostro sassofonista, era scatenato e, assalito da una cerchia di ragazzine urlanti, suonava improvvisando con scale assurde che solo lui sapeva trovare. Io e Jensen facevamo il possibile per stargli dietro col piano e la chitarra, mentre Leonard e Daniel erano due demoni ancora più scatenati del piccolo negro che soffiava, indemoniato, nel suo sassofono ammaccato. Davanti a noi, sinuosa nei suoi movimenti, una Bernadette sudata e fremente cantava con la voce degli spiriti di Harlem. Cantava come se quella fosse stata la sua ultima notte su questa terra maledetta, senza aprire gli occhi, con l’anima lontana, persa chissà dove. C’era stato un tempo in cui ero stato pazzo di lei, tutti della band lo eravamo stati. Compreso Daniel, anche se da sobrio non faceva che negare. Ma lui negava tutto senza un po’ di limoncello. Negava gli amori, negava il ritmo sfrenato, negava la vita. Ma quando impugnava quelle due bacchette diventava un pazzo scatenato: ci guidava nel ritmo del tempo e noi lo sentivamo, e andavamo tutti fuori di testa. Eravamo sei diavoli circondati da ragazzini urlanti, sudati e vogliosi di prendere la vita di petto e non solo. Stavamo vivendo, come ogni volta che impugnavamo i nostri strumenti, con tanto alcool in corpo da dimenticarci tutti i nostri problemi.
Quando finimmo di suonare la festa era ormai alla fine e noi eravamo esausti e scossi da fremiti di piacere. Mi andai a prendere una delle poche birre rimaste al banco degli alcolici e brindai con Daniel che beveva uno dei suoi limoncelli mentre una ragazza gli sussurrava cose sconce nell’orecchio. Risi come un pazzo e lo lasciai alla sua nuova musa. Il giorno dopo avrei dovuto ascoltare le sue paranoie e i suoi sensi di colpa per aver tradito la fidanzata Francine.
Julian, il DJ che non aveva avuto molto tempo per far suonare la sua musica, si era appena messo alla console e stava passando Let’s Get It On di Marvin Gaye, mentre un paio di coppie ubriache ballavano sul prato umido di alcool della villa in cui avevano organizzato la festa. Mi appoggiai a un albero e mi accesi una sigaretta, osservando i loro corpi che si univano in una danza senza troppo ritmo. Sorrisi tra me e me, ubriaco anche io di alcool e di musica.
«Serata pazzesca stasera.»
Sentendo la sua voce mi voltai e la guardai camminare verso di me. Quasi non la riconoscevo in quel vestito blu scollato, con i capelli color cenere sciolti e un sorriso audace che non le avevo mai visto prima.
«Sei sempre qui.» Dissi.
«Già. Straordinario, no?» Chiese alzando la sua birra per brindare con me.
«E bevi anche.» Le risposi accettando il suo brindisi.
«Ogni tanto. Ma non lo dire a nessuno.»
«Sia mai qualcuno venga a sapere che sei viva anche tu.»
Sorrise e si appoggiò anche lei all’albero, rimanendo in silenzio. Osservava le coppie che ballavano e io osservavo lei, desiderando di essere là nel mezzo per stringerla a me. Avevo aspettato quel momento tutta la sera, ma avevo cercato di non pensarci e per un po’ ci ero anche riuscito. Ma ora che eravamo insieme non riuscivo a smettere di guardarla, come ogni volta.
«Che c’è?» Mi chiese.
«Nulla io…»
«Sì?»
«Vuoi ballare?»
«Ora non esagerare.»
«Perché?»
«Se ci vedono?»
«È solo un ballo. E poi sono tutti impegnati a fare altro, non pensare che il mondo stia sempre a guardare quello che fai.»
«Detto da uno che sta sempre al centro dell’attenzione è davvero il massimo.»
«Non sto sempre al centro dell’attenzione.»
«Certo…»
Cercai la sua mano e lei strinse la mia. Rimanemmo così, con le nostre dita intrecciate, nascoste tra i nostri corpi e l’albero. Lei bevve un sorso di birra e mi guardò di sottecchi.
Le coppie in mezzo alla pista da ballo si stavano baciando, dimenticandosi di ballare, mentre Julian fumava erba guardando in alto verso le stelle, con la testa che andava a ritmo di musica. Posai la mia birra per terra e poi feci lo stesso con la sua.
«Fred…» Disse.
«Non parlare.»
La trascinai con me e la strinsi tra le braccia mentre Let’s Get It On si trasformava in Easy dei Commodores. L’abbracciai e in quel momento tutto mi apparve effettivamente molto semplice. Eravamo solo io e lei, sotto un cielo di stelle, col puzzo della canna di Julian che invadeva l’aria e pochi amanti ubriachi che si perdevano tra i loro baci. Non avevo più bisogno della droga della musica o di litri di alcool per sentirmi un dio a una festa di folli. Avevo lei e questo mi bastava. Perché la donna giusta basta sempre a guarirti dal male della vita. Non mi serviva altro che ballare con lei e sentire il profumo dei suoi capelli e il calore del suo fiato contro il mio collo. Avevo lei e il mondo, per quanto mi riguardava, poteva anche andarsene a puttane.
«Come faremo?» Mi chiese.
«Non lo so.»
«E se…»
«Cosa?»
«Se non ci riusciamo? Cosa succede se non ci riusciamo?»
«Hai proprio voglia di pensarci adesso?»
«Ci penso ogni momento.»
«Andrà tutto bene.»
«Ci credi realmente?» Mi chiese guardandomi con quei suoi occhi neri.
«Sì, ci credo realmente.»
«Ok.»
Appoggiò nuovamente la testa sulla mia spalla e rimanemmo a ballare. Due anime che si muovevano quasi per inerzia. Avevo paura, molta, ma non ero intenzionato a farmi paralizzare da qualcosa che comunque, in ogni caso, non avrei potuto controllare. Mi chiesi spesso, anche in seguito, cosa sarebbe stato di noi e ogni volta non sapevo cosa immaginare. Ma non mi importava: per la prima volta non so da quanto tempo, non mi importava del futuro. Era una sensazione bellissima, come liberarsi da un peso che rimane lì per tutta la vita. Se ti liberi dal futuro ti liberi da tutto. Hai solo il presente e non ti resta che vivere quello al massimo delle tue possibilità, sfruttando ogni battito che il cuore ti concede. Ma non immaginavo quanto fosse pericoloso questo gioco e non immaginavo quanto sarebbe stato alto il prezzo da pagare. In quel momento mi interessava solamente restare lì a ballare con lei, perché non avevo altri pensieri che uno solo: io amavo Sophie Smith.

– A illustrare il racconto, un frame di Ritorno al futuro  di Robert Lee Zemeckis
Federico Malvaldi
Ho una voglia folle di vita. E forse non serve sapere molto altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code