Uno spiacevole incontro notturno, #4

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Uno spiacevole incontro notturno, #4
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«Spero che il tè sia di suo gradimento, agente…»
«Mi chiami pure Andrea, la prego.»
La signora Matilde, mamma di Eliana, dava l’impressione di essere una vecchietta molto affabile e cortese se solo il viso e l’umore non fossero stati travolti dall’apprensione e dalla paura. La stessa preoccupazione affliggeva Andrea che era ansioso già di suo e non sapeva mai trovare parole rassicuranti e di consolazione. Erano due giorni che litigava con il sonno: si destava di notte e poi si riaddormentava poco prima della sveglia. Il solo pensiero di quello che era accaduto poche ore prima, dopo la notizia del ritrovamento di un altro cadavere, lo fece rabbrividire. Per fortuna non si trattava di Eliana e una parte di lui, nel profondo della sua anima aveva esultato di fronte alla visione di quel corpo nudo. Era un’altra donna. Ancora una donna, ancora due forellini sulla coscia. Andrea aveva in tutta fretta lasciato Tommy alle prese con i giornalisti, la scientifica e la massa di curiosi morbosi lì radunata per correre a interrogare la mamma della sua Eliana, che aveva denunciato la scomparsa della figlia la sera prima.
«Ho iniziato a preoccuparmi quando non ho ricevuto la sua telef…». Matilde esplose in lacrime, la mano che sorreggeva il tè iniziò a tremarle e Andrea si sporse in avanti per aiutarla a posare la tazza.
«Mi scusi» riprese mentre si adagiava all’indietro sul sofà e si asciugava il viso con un fazzoletto di seta «mia figlia mi chiama sempre di prima mattina… sempre… tutti i giorni.»
Andrea la osservava rapito, poi decise di deviare lo sguardo e si mise a prendere appunti. Dresano! Lui non sapeva che Eliana avrebbe presentato proprio lì il suo nuovo libro, maledizione! D’altronde aveva sempre prestato un finto interesse alle attività letterarie della donna, e mai approfondito tutto ciò che gli raccontava in merito. Ma “Dresano”… no, Andrea non lo aveva mai sentito nei discorsi di Eliana, altrimenti gli si sarebbe accesa la lampadina, l’avrebbe avvertita, forse l’avrebbe accompagnata.
«Credete che possa essere capitata nelle mani di quel mostro?» fece all’improvviso Matilde.
Andrea deglutì. «Purtroppo non è da escludere». La cronaca nera stava vivendo un periodo d’oro sulle tv nazionali e locali. I notiziari e anche i varietà davano ampio spazio al caso delle morti sospette e al misterioso assassino che ora tutti chiamavano “Il Cobra”.
Il giovane carabiniere abbassò gli occhi: «Sua figlia… sa se sua figlia frequentasse qualcuno? Un fidanzato, un amico?»
Si sentì un infame nel porre questa domanda. Sì, è vero, bisognava acquisire più informazioni possibili per le indagini, ma una parte di Andrea voleva sapere… di più. Fantasticò per un istante che Eliana avesse potuto parlare di lui alla madre. Fu destinato a rimanere deluso.
«A Eliana non interessano gli uomini e non ha amici» fece un’altra pausa «il suo mondo è… la Divina Commedia.»

La stanza di Eliana aveva una grande finestra che dava sul giardino. Il giardino consisteva in un prato inglese ben curato e irrigato ai cui lati si ammiravano dei rigogliosi cespugli di rose. Le pareti erano tappezzate di poster e locandine su presentazioni di canti danteschi alle diverse biblioteche comunali e universitarie a cui Eliana aveva partecipato, biglietti per assistere a qualche spettacolo di Benigni dedicato al Poeta, e tre quadretti di arte pirografica raffiguranti scene del V Canto dell’Inferno.
«Fantasticava sull’amore tra Paolo e Francesca» fece Matilde, che aveva insistito – e neanche troppo – affinché Andrea visitasse la camera della figlia. «Fino a cinque anni fa è qui che trascorreva gran parte delle sue giornate». Accennò un sorriso. «Ancora la ricordo mentre ripeteva a memoria le cantiche, mentre io le imploravo di venire a mangiare.»
«Una passione quasi ossessiva…» fece Andrea mentre vagliava le lettere e i post-it sulla scrivania. Poi diede un’occhiata al piumone del letto con disegnata una mappa di Firenze del 1200.
«Diventava una bestia quando sbagliava e non le potevi rivolgere la parola per tutta la serata!»
Andrea prese tra le mani un diario di pelle che era sistemato sul comodino sotto la finestra:«Posso?»
«Sfogli pure» riprese Matilde con espressione di gratitudine per l’interesse manifestato dal ragazzo.
Le pagine erano riempite da innumerevoli ritratti colorati a matita: un uomo con una tunica e una barba lunga che doveva essere Virgilio, il profilo di Dante che Andrea comprese essere quello che si trovava sulle monete da due euro, un mostro a tre teste, felini, serpenti, personaggi storici citati nelle cantiche, paesaggi e poi una donna con le ali e con la scritta Beatrice. Matilde sorrise di nuovo.
«Da bambina sognava di essere Beatrice, l’ha anche interpretata in una recita alle elementari.»
Andrea continuò a sfogliare finché non si accorse di una piccola sporgenza di carta tra le pagine, una sorta di segnalibro. L’estrasse e scoprì una foto: una bambina sorridente con una magliettina bianca e una gonnellina blu e in mano lo zucchero filato.
«Aveva nove anni e… era ancora felice all’epoca.»
Andrea fissò di scatto i suoi occhi in quelli della donna. «In che senso? C’è qualcosa che vorrebbe dirmi?»
Lei cominciò a mordersi le unghie, poi si grattò sotto il collo. «Non so quanto possa essere rilevante per le indagini, ma noto che lei tiene molto al caso di mia figlia e…»
«Ci tengo moltissimo» tagliò corto Andrea, più di quanto lei possa immaginare avrebbe voluto aggiungere.
«Ecco, allora se avrà la pazienza di ascoltarmi, le racconterò un episodio della vita di mia figlia…» Riprese a piangere e questa volta Andrea l’abbracciò forte.
«La prenda lei, la prego!» gli disse donandogli la foto.
«Non è necessario…» le sussurrò Andrea, ma la vecchia insistette e lui l’accontentò.
«Prima le ho sentito pronunciare il termine ossessione. Forse scherzava, ma non si è allontanato troppo dalla realtà. C’è stato un momento in cui mia figlia era una bambina come tutte le altre. Era una peste. Prima amava le bambole, poi i trucchi. All’improvviso la sua vita è cambiata ed è scoppiato l’amore maniacale per il libro di Dante»
«Cos’è successo? Perché proprio per la Divina Commedia?»
«Credo che dopo il fattaccio… sia stato un suo modo di reagire» Matilde temporeggiò per trovare le parole esatte «ha voluto chiudersi in un mondo fantastico.»
«Quale fattaccio?» fece Andrea più attento che mai.
«Andiamo in salotto… le preparo un altro tè».

Mentre percorreva la strada del ritorno, Andrea ebbe la necessità di fermarsi al primo bar perché le era venuta una gran voglia di una birra fresca. Diede un’occhiata all’orologio: le nove di sera, le ore erano trascorse in fretta e lui non se n’era accorto. Non aveva neanche mangiato: l’appetito era stato bloccato dal racconto della donna. Parcheggiò e scese dall’auto, il suo naso percepì l’intenso profumo della nebbia. Notò una decina di Harley Davidson era disposte in fila davanti all’ingresso.
«Una Tennent’s per favore» fece Andrea alla barista e si sedette al tavolo in fondo alla sala. Il locale era popolato da motociclisti. Prese dallo zainetto il bloc-notes e rilesse gli appunti. Il pensiero ritornò a Eliana.
Eliana…
Squillò il telefono, era Tommy.
«Che cazzo di fine hai fatto?»
«Ti avrei chiamato… niente di nuovo comunque.»
«Bene… anzi, male. Vabbè, senti questa: la vittima di stamattina si chiamava Giorgia Casati e ha usato la sua carta di credito per fare il pieno a una stazione dell’Agip sulla paullese, al trentacinquesimo chilometro. Abbiamo controllato le registrazioni delle telecamere e si vede benissimo la ragazza fare benzina e ripartire alle 23:35 di ieri…»
«Ottimo, bisognerà perlustrare quella zona.»
«Lo stiamo già facendo e in un punto in particolare abbiamo trovato pezzi di copertone.»
«Credi che abbia bucato una gomma?»
«Probabile ma domani avremo i risultati della scientifica.»
«Okay, a domani.»
«Andrea.»
«Sì?»
«Va tutto bene? Sono giorni che sei strano.»
«Buonanotte Tommy!»
Andrea decise di rimettere a posto gli appunti, non voleva pensare più a nulla. Mentre sistemava il bloc-notes nello zainetto, la foto di Eliana, scivolò dalle pagine sul parquet di legno.
Un gruppo irlandese prese a suonare e la tavolata di motociclisti fece partire un lungo applauso insieme a urla di incoraggiamento.
Andrea riprese l’istantanea e diede un’ultima occhiata. Doveva essere stata scattata con una Polaroid. Eliana sorrideva, un sorriso genuino. Non sapeva cosa l’avrebbe aspettata da lì a poco. Quel sorriso non sarebbe mai più ritornato.
«Ecco la sua birra signore.»
«Graz…»
Un particolare catturò l’attenzione di Andrea: Eliana si trovava in un parco, dietro di lei c’erano degli alberi e una staccionata, alla sua sinistra il chioschetto dove aveva comprato lo zucchero filato. Dietro,c’era una specie di triangolo blu con un nastro volante rosso e bianco, doveva essere un tendone.
«Sono sei euro per favore» fece la cameriera.
Un circo!
Eliana era andata al circo.
«Oh mio dio!» esclamò Andrea.
«Signore si sente bene?»
«Come ho fatto a non pensarci prima?» rispose lui.
«Di cosa sta parlando?»
«Niente, è stata una giornata molto impegnativa» estrasse dieci euro dal portafoglio «Tenga pure il resto!» Poi prese di fretta le sue cose e uscì dal bar.
«La birra non la beve?»

Carmine Madeo
Nato in Calabria nel 1987, vive e lavora a Milano. Autore del romanzo L’Ultimo rigore (La Ruota Edizioni, 2016). Ama la narrativa breve, in particolare i racconti di Stephen King, e il cinema di Hitchcock.

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