Uno spiacevole incontro notturno, #6

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1706 parole; tempo di lettura stimato: 9 minuti circa
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«Giuro che se mi hai fatto perdere la puntata di Breaking Bad inutilmente per venire in questo paese di merda della Brianza ti pianto un manico di scopa su per il culo!» fece Tommy mentre si muoveva insofferente su una delle poltroncine del settore Tribuna del “Circo Caves”.
«Fidati, è come ti dico io! Come fa un cobra originario del sud-est asiatico a venire in Italia? Soluzione: è scappato da un circo! Elementare.» rispose Andrea.
«E scommetto che è proprio questo circo?! Fanculo!» riprese Tommy, con sarcasmo.
«Potreste fare un po’ di silenzio per cortesia» li bacchettò una vecchietta della fila superiore che sedeva affianco alla nipotina. Andrea le rivolse un cenno di scuse. Intanto una folla gremita seguiva col fiato sospeso l’equilibrista che camminava bendato da un’estremità all’altra di una corda sospesa per aria.
«Sei consapevole che la tua è solo una farneticazione?» sussurrò Tommy avvicinandosi all’orecchio del collega.
«Può darsi, ma è l’unica strada che mi viene in mente. Ho chiamato Gianni, il nostro contatto al Comune di Milano. Era appena rientrato a casa e stava cenando, ma gli ho detto che era urgente, questione di vita o di morte. Avevo bisogno di sapere se nell’ultimo mese era stata pagata la tassa di occupazione del suolo pubblico da qualche circo nella zona che ci interessa e… sorpresa!»
Ora Tommy lo osservava in silenzio.
Un applauso scrosciante: l’equilibrista aveva superato la prova. Partì un allegro motivetto musicale e fecero il loro ingresso quattro cammelli che si misero a correre in senso circolare per tutto il perimetro del palco di terra battuta.
«Continua.»
«Due mesi fa, più o meno, il Circo Caves è stato per tre giorni a San Donato e…»
«Per favore, potreste stare zitti. Non capisco proprio cosa siate venuti a fare, se lo spettacolo non vi interessa. Non capisco proprio!» li interruppe ancora la vecchia, sempre più stizzita, mentre la nipotina si stava gustando un lecca lecca. I due, presi dalla conversazione, non le diedero retta.
«Tu pensi che…» riprese Tommy rimanendo con la bocca spalancata.
«Io penso che in quei giorni sia successo qualcosa.»
«E invece io penso che ti è dato di volta il cervello!» Tommy seccato sprofondò nella rigida poltrona.
«Dammi retta per una cazzo di volta! Hai un’idea migliore?»
Tommy lo fissò per mezzo minuto, notò l’apprensione nei suoi occhi. «D’accordo, farò tutto quello che dici, ma a una condizione.»
«Spara.»
«Perché non mi parli un po’ di Eliana Marini? Tu la conosci, vero? È per lei che siamo qua, non negarlo! È una che ti scopi?»
E mentre i cammelli lasciarono il posto agli elefanti abbelliti con delle selle dorate sul dorso, Andrea raccontò tutto al suo collega. Quasi tutto: tralasciò l’episodio che aveva sconvolto l’infanzia di Eliana, quello era una confidenza che le aveva fatto la madre e Andrea voleva tenerlo solo per sé.
Fu la volta di due clown che, tra insulti reciproci e cadute, scatenarono risate generali. E poi l’incantatore di serpenti. Appena entrò in scena Tommy e Andrea si zittirono per osservarlo. Doveva essere straniero, forse cingalese. Era a torso nudo, portava una collana con dei corni d’osso, dei tatuaggi sulle braccia e pantaloni di seta larghi e bianchi. Posò la cesta, che aveva tra le mani a terra, fece un rapido inchino al pubblico, estrasse dalla tasca posteriore un piccolo flauto e si sistemò a gambe incrociate su un tappeto.
«Nonna ora esce il serpente! Come nel cartone animato di Aladino!» urlò la bambina del lecca lecca.
L’incantatore poggiò il flauto alle labbra e fece partire una melodia orientale. Lentamente un cobra si destò dalla cesta con un movimento ondeggiante. Sembrava ipnotizzato dalla musica.
Quattro donne… pensava Andrea, due forellini sulle cosce… è così spietato un cobra? Eppure ora sembra docile e servizievole come un cagnolino.
Tra gli spalti regnava il silenzio più assoluto.
Ho fatto analizzare il veleno che ho trovato nei cadaveri a un laboratorio specializzato. In effetti è uno dei serpenti più letali, ma si trova nel sud-est asiatico. Le parole del medico legale si ripetevano nella mente a ritmo martellante.
…ma si trova nel sud-est asiatico…
…ma si trova nel sud-est asiatico…
Pochi minuti dopo, col cambio improvviso della musica, il rettile si abbassò fino a scomparire nel contenitore. Seguì un altro lungo applauso. L’incantatore tatuato ringraziò il pubblico con diversi inchini, questa volta più lunghi, e con un sorriso che lasciava intravedere dei denti bianchissimi.
«Figo, vero?» sussurrò Andrea a Tommy.

Era l’una passata quando all’interno del tendone rimasero solo i due carabinieri e i circensi. La gente era sfollata da dieci minuti e Tommy passava, frenetico, lo sguardo dal suo collega al quadrante dell’orologio.
Si avvicinò un tipo grassoccio che fino a quel momento era stato nel gabbiotto a servire i popcorn e lo zucchero filato. «Signori, qui abbiamo finito, almeno per stasera. Stiamo per chiudere e se per favore potete…». Si fermò appena vide il distintivo che Andrea si affrettò a esibirgli.
«Ah, beh… così il discorso cambia» riprese l’omone mentre si grattò il capo. Portava dei baffi così grossi da sembrare finti.
«Ci scusi per l’intrusione, ma avremmo necessità di parlare con un responsabile.»
«Vi prego di attendermi un attimo» e neanche ebbe finito la frase che uscì all’esterno e ritornò pochi secondi dopo con la persona che Andrea ricordò di aver visto alla cassa per i biglietti. Era un vecchio con il volto solcato dalle rughe e due denti di ferro luccicanti, ed era contraddistinto da un inconfondibile odore di alcol. Tese la mano con timore. «Sergei Stanescu, sono titolare di ditta.» Tommy fece l’ennesima smorfia della serata, i rumeni gli stavano sul cazzo, perché li reputava troppo presuntuosi.
«Abbiamo necessità di farle un paio di domande per una nostra indagine» esordì Andrea.
«Io pagato tasse» rispose Sergei, quasi con un tono di minaccia.
«Presumo che i signori siano qui per altro» lo riprese subito l’uomo dei popcorn. Intanto, l’attenzione degli acrobati, dei clown e dei domatori era tutta rivolta verso di loro.
«In effetti è vero: siamo qui per altro. Ci risulta che siete stati a San Donato ultimamente.»
«Anche lì pagato tasse» rifece Sergei, prendendo dal taschino una boccetta di grappa. Offrì prima ai due, ma constatato il rifiuto, la ingurgitò d’un colpo.
«Abbiate pazienza» intervenne ancora l’uomo grassoccio «Sì, vi confermo che siamo stati a San Donato, mi pare verso fine settembre, se la memoria non m’inganna». E si grattò di nuovo la nuca.
«Ecco…» fece Andrea, temporeggiando in cerca delle giuste parole per la domanda successiva.
«Vi siete persi un cobra, per caso?» Gli corse in aiuto Tommy.
Il titolare sgranò gli occhi e guardò l’omone, anch’egli in difficoltà.
Centro! Pensò Andrea, mentre si godeva l’espressione di paura crescere negli occhi dei suoi interlocutori.
«Cerco di spiegarmi meglio» continuò Tommy seccato «durante il periodo che siete stati a San Donato, è scomparso un serpente che avevate in qualche gabbia, o in qualche cazzo di cesta?»
Ancora silenzio condito da sguardi disorientati.
«Io sapevo!» esplose Sergei «Am știut că el era un fiu de cățea! Fiu de cățea!»* urlò. Poi si voltò di scatto e lanciò in aria la boccetta di vetro che si frantumò a terra in mille pezzi. Si allontanò bestemmiando.
«Vi chiedo ancora di scusarlo. Ha una certa età, ma vi assicuro che non ce l’ha con voi.»
«E con chi ce l’ha allora?» chiese Andrea spazientito.
«Con Enea… il vecchio Enea.»
«E chi cazzo è?» grugnì Tommy.
«Beh, mi avete chiesto se ci eravamo persi un serpente. La risposta è no. Noi abbiamo un solo cobra ed è quello che avete visto durante lo spettacolo» deglutì un istante «ma non sarebbe una risposta completa. In realtà, a San Donato, ci siamo… ci siamo ritrovati con un cobra in più.»
Andrea e Tommy si fissarono sbalorditi. In lontananza si sentivano ancora le bestemmie incomprensibili di Sergei.
«Come sarebbe?» cercò di capire Andrea.
«Una sera prima di iniziare lo spettacolo, Enea, il curatore dei nostri animali ha fatto una strana scoperta: ha trovato due rettili nella gabbia anziché uno solo. Il cobra nuovo era un metro più lungo e soprattutto… era un cobra reale! Nessuno riusciva a spiegarsi come fosse possibile una cosa del genere, sembrava essersi materializzato dal nulla.»
«Poi cosa avete fatto?» domandò Tommy.
«Lì per lì proprio nulla. Non osavamo avvicinarci. Il nostro cobra è innocuo, l’abbiamo privato delle ghiandole che producono il veleno… ehm… so che è una cosa che non si può fare… però…»
«Continui!» gli ordinò Andrea. La violazione della legge che impedisce di svelenire un cobra era l’ultima cosa che gli interessava in quel momento.
«Beh… insomma, dicevo che nessuno volle avvicinarsi perché il cobra reale è il più letale di tutti i serpenti. Nessuno tranne Enea. Nei due giorni che seguirono Enea era, non so come dire, diverso. Non era lo stesso Enea, era un’altra persona»
«Si spieghi meglio.»
L’uomo si passò una mano sulla fronte, come per concentrarsi. Fece un lungo respiro e riprese.
«Trascorreva tutto il tempo a contemplare quella bestia, come se ne fosse stato ipnotizzato. Era diventata la sua… Ossessione. Sergei non lo riconosceva più, eppure hanno lavorato insieme per oltre vent’anni. La sera della scoperta, il nostro incantatore non si è esibito, proprio perché non sapevamo come prendere il nostro cobra dalla gabbia. Il terzo e ultimo giorno Sergei ha preso la decisione di uccidere il cobra intruso, ma appena si è avvicinato con un lungo ferro appuntito, Enea lo ha aggredito e preso… a morsi!»
Andrea inorridì. Tommy osservava basito e incredulo.
«Si rende conto che la storia che ci ha appena raccontato è una cacata pazzesca?» fece Tommy.
«Lo so, sembra incredibile, ma vi prego di credermi se vi dico che è andata in questo modo» implorò l’omone.
«Dì la verità, cazzo!» urlò ancora Tommy. Andrea gli fece segno di stare calmo «E ora dov’è Enea?»
«Dopo la rissa con Sergei, ha aperto la gabbia e ha preso l’animale, mettendolo al collo come una sciarpa, ed è scappato. Non è più tornato»
«Scappato dove?»
L’omone li guardò entrambi, poi azzardò: «Ma perché queste domande? È successo qualcosa di grave?»
«Scappato dove?» Se quella palla di lardo fosse stato un’arancia, Andrea l’avrebbe spremuta fino all’ultima goccia.
L’uomo alzò le mani al cielo «Verso il bosco.»

* Traduzione: «Io sapevo che era un figlio di una cagna! Figlio di una cagna!»

– A illustrare il racconto, Cobra di Andrea Minini

Carmine Madeo
Nato in Calabria nel 1987, vive e lavora a Milano. Autore del romanzo L’Ultimo rigore (La Ruota Edizioni, 2016). Ama la narrativa breve, in particolare i racconti di Stephen King, e il cinema di Hitchcock.

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