Uno spiacevole incontro notturno, #7

Pubblicato il Pubblicato in Chef per un giorno, Giro Pasta
Monte Soratte
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1655 parole; tempo di lettura stimato: 8 minuti circa
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Ore 02.35

Eliana sentì l’odore della nebbia, un sapore umido e penetrante che la fece ritornare con la mente a quando era bambina e attendeva l’autobus che l’accompagnava a scuola. Ricordò del caldo che faceva in classe con i termosifoni accesi a palla e di come il sabato attendeva con ansia la fine delle lezioni per correre a casa a vedere Solletico, che trasmettevano nel pomeriggio. Poi, tutto cambiò. Fu un periodo terribile per lei da quel momento in poi. La voce si era diffusa in paese, sentiva continuamente gli sguardi dei compagni addosso. Pensano che faccio le cose sporche con papà, supponeva lei. Poi, le vennero in mente i consigli della sua psicologa che convinse la madre a farle cambiare scuola e a ricominciare tutto da capo. Ricominciare con Dante.
Dante ha fatto realmente il viaggio… Era tutto vero, quindi.
Cercò di portare la concentrazione sulla situazione che stava vivendo.
Il viaggio di Dante fu voluto da Dio, ecco perché riuscì ad andare all’Inferno, esplorarlo e poi uscirne indenne per raggiungere il Purgatorio. Purgatorio…
Come aveva detto Jonathan? Tutta la terra è un Purgatorio. Che cosa significavano quelle parole?
“E canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno”, così inizia il I Canto del Purgatorio. Il Purgatorio non è altro che una montagna, un luogo di espiazione e pentimento.
Pensò alla religione cristiana del Medioevo, a tutte quelle stronzate sul peccato originale. In effetti la Terra era intesa come un luogo di preparazione per raggiungere il Paradiso, o l’Inferno a seconda dei casi. La Terra era una messa alla prova.
Se il Purgatorio è la Terra stessa, allora… allora la montagna si trova qui.
Con questi pensieri si distese sul pavimento in posizione fetale. Le mani, ora libere, avevano riacquistato la sensibilità. Cosa aveva ancora in serbo per lei il Cobra Maligno?
Chiuse gli occhi e provò a dormire.

Ore 02.50

Andrea di dormire neanche a parlarne. Era tornato a casa da pochi minuti e si era versato del whisky. Doveva pensare. Aveva concordato con Tommy di vedersi fra tre ore in caserma. Lì avrebbero organizzato delle squadre di ricerca e si sarebbero diretti nel punto indicato dall’omone, il luogo da cui era scappato Enea. Per Andrea ormai non c’erano dubbi: era lui l’assassino.
Eliana resisti ancora un po’ stiamo arrivando…
Eliana. Chissà se era ancora viva. Una parte di Andrea voleva credere che fosse così, d’altronde il corpo non era stato ritrovato. Caso strano, dato che il killer agiva sempre secondo lo stesso rituale. Pensò ancora a quello che le aveva raccontato la madre. Quanto poco sapeva della donna di cui credeva di essersi innamorato. Che infanzia traumatica aveva avuto! E ora, prigioniera di un maniaco. Che ripercussioni avrebbe avuto tutto questo su di lei?
Si stese sul divano non prima di essersi versato un altro bicchiere di whisky. Chiuse gli occhi e ricordò il giorno in cui si erano visti per la prima volta, quella tempesta di vento e grandine e lui che l’aveva soccorsa. Ripensò a quanto era dolce il suo sguardo e al suo sorriso, che nascondeva una sofferenza.
No, non posso aspettare… potrebbe essere troppo tardi.
Andrea si alzò di scatto, scese di corsa in cantina e recuperò un impermeabile, una torcia e degli stivali.
Se le succedesse qualcosa in queste ore non me lo perdonerei mai.
Risalì nel monolocale, aprì la cassaforte e prese la pistola d’ordinanza.
Ogni minuto potrebbe essere importante.
Il posto era un campo all’aperto che da un lato si inoltrava nel bosco e che si trovava tra San Donato e Dresano, proprio dove si era stabilito il Circo Caves due mesi prima. Il posto da cui Enea era fuggito, insieme al Cobra.
Andrea accese il motore della sua auto e partì a gran velocità.

Ore 03.25

Lo scroscio dell’acqua svegliò Eliana. Si era messo a piovere forte e lei poté sentire il rumore delle gocce che rimbalzavano sul davanzale della finestrella. La luna era stata coperta da gigantesche nubi. Eliana si rese conto di essersi appisolata, cercò di sedersi, appoggiandosi alle sbarre della gabbia, ma fu colta da vertigini. Poteva essere uno dei sintomi della disidratazione. Iniziò ad avvertire anche della nausea. Si sdraiò nuovamente e richiuse le palpebre.
La selva oscura… ho visto la selva oscura. Ed era proprio sotto di lei, un pezzo di terra la separava dall’Inferno. Ripensò agli occhi gialli e famelici della lonza e svenne.

Ore 04.00

Maledettissima pioggia! Pensò Andrea, appena scese dall’auto. Aveva parcheggiato a un distributore di benzina non più in uso, a lato della superstrada. A quell’ora della notte non sarebbe passato nessuno. Oltre il distributore c’era un campo d’erba molto ampio.
Ideale per un circo, ritenne il carabiniere.
Indossò l’impermeabile, coprendosi la testa con il cappuccio, poi gli stivali e accese la torcia. Per fortuna, aveva ricaricato le pile pochi giorni prima. In fondo al campo iniziava il bosco, con alberi altissimi e una fitta vegetazione.
La pioggia diventava via via più intensa e appena Andrea posò il piede sul ciglio della strada, rischiò di scivolare nel fango.
Cosa sperava di trovare nel buio più pesto? Non lo sapeva neanche lui. Non era forse meglio aspettare qualche ora prima di iniziare le ricerche insieme ai suoi colleghi?
‹‹Non tornerò indietro››, dichiarò ad alta voce, e proseguì.

Ore 04.10

Jonathan! Che fantasia aveva il Demonio a chiamarsi così, pensò Eliana, socchiudendo le palpebre. La pioggia, in qualche modo, le faceva compagnia, ma stava iniziando ad avvertire brividi di freddo e una debolezza che le faceva percepire come sovrumano qualsiasi movimento. Non poteva essere che la febbre, o peggio ancora, i sintomi di un’ipotermia.
Forse sto morendo… meglio così, meglio in questo modo, senza che sia Lui a uccidermi.
Le uscì un risolino di disperazione.
‹‹Sono nel Purgatorio›› si disse con un filo di voce ‹‹chi l’avrebbe mai detto! Morirò nella Divina Commedia, morirò nel mio mondo.›› Rise ancora in modo delirante.
‹‹Precisamente nel Canto VIII››. Dante raccontò di aver parlato con il poeta Sordello. Eliana ebbe un sussulto. “Com’ei parlava, e Sordello a sé il trasse dicendo: ‹‹Vedi là ‘l nostro avversario››; e drizzò il dito perché ‘n là guardasse…”
C’era qualcosa che non tornava. Decise di mettere in moto quel che restava dei suoi neuroni e esaminare mentalmente l’VIII Canto.

Ore 04.30

Andrea avanzava lentamente nel bosco facendo attenzione a dove metteva i piedi. Il raggio di luce della torcia non era molto lungo e in caso di pericolo se ne sarebbe accorto troppo tardi. Un tuono gli fece scendere un brivido lungo la schiena. Immaginò che da un momento all’altro le radici degli alberi gli avrebbero stretto in una morsa le gambe dopo essersi sollevate da terra, proprio come nel film La Casa. Andrea, però, continuava a camminare.
All’improvviso, inciampò su un grosso ramo caduto a terra e finì con la faccia nel fango. Fu preso dal panico finché non recuperò la torcia.
‹‹Vaffanculo! Porca di una troia!›› imprecò.
Proseguì ancora sotto la pioggia battente per un chilometro, evitando rovi, cespugli e rami bassi. Puntava il faro in tutte le direzioni, nella speranza di trovare… che cosa? Qualcosa!
Diede uno sguardo all’orologio, mancava ancora qualche ora all’arrivo dei colleghi. Tommy lo avrebbe preso per pazzo se avesse saputo… d’un tratto il piede destro toccò un masso liscio conficcato nel terreno.
‹‹Ahhhh!›› Andrea volò in aria, poi ricadde in un dirupo e rotolò lungo una parete rocciosa. Rotolò, rotolò e rotolò finché la pietra non cedette il posto all’erba morbida e atterrò su un grosso cespuglio di rose. Si rimise in piedi con la faccia insanguinata. La torcia era sparita. Andrea si guardò intorno con terrore, constatò di essere in una valle, una grande valle. Si rannicchiò su se stesso un quarto d’ora per riprendersi dallo stordimento e per ripulirsi il volto. Poco dopo gli occhi si abituarono all’oscurità e riuscirono a distinguere un monte. Un monte che si ergeva all’altro estremo della valle. Mentre la pioggia picchiava senza sosta, si accorse di un’altra cosa. A est, c’era una lucina. Forse, una casa? Decise di raggiungerla.
Maledetto il momento in cui mi è venuto in mente di avventurarmi fin qui!

Ore 05.16

Eliana stava cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle che la sua mente aveva creato. Di colpo aveva riacquistato le forze grazie proprio all’illuminazione del Canto VIII. Non era uno dei più famosi della Divina Commedia, ma per Eliana, adesso, era diventato un vero grattacapo. Le mancava qualcosa, un tassello.
“Aguzza qui, lettor, ben gli occhi al vero, ché il velo è ora ben tanto sottile certo che ‘l trapassar dentro è leggero…”
La sua unica certezza era che Jonathan non le aveva detto tutto.

Ore 05.20

Andrea teneva sempre d’occhio la lucina come se fosse una stella cometa. Era inzuppato fradicio d’acqua e la pioggia non accennava a placarsi. Si era alzato anche il vento e il carabiniere avvertiva continui brividi di freddo.
Era quasi arrivato, gli bastava solo inerpicarsi per una salita, facendo ben attenzione a non scivolare un’altra volta.
Deve essere una capanna abitata, suppose Andrea. Mentre l’acqua sciacquava via il sangue dalla sua faccia si accorse di una cosa: una cosa che lo paralizzò. Oh mio Dio!
Il monte alla sua destra era avvolto da una strana foschia e si intravedevano, su per le pendici, degli strani movimenti. La cosa più sbalorditiva era la luce. Andrea non riusciva a spiegarsi da dove provenisse quella luce. E aveva la sensazione che su quel monte non piovesse. Allora, gli sembrò di sentire un lamento interminabile.
Sto sognando? Che cosa diavolo sta succedendo qua?
All’improvviso, cadde un fulmine a terra, Andrea si voltò di scatto e vide un albero che gli stava franando addosso. Con un colpo di reni riuscì a evitarlo. Fu colto da un lungo affanno, il cuore gli martellava senza controllo nel petto. Non posso stare qui, non posso stare qui…
Corse come un pazzo verso la lucina.

– A illustrare il racconto, uno scatto del Monte Soratte

Carmine Madeo
Nato in Calabria nel 1987, vive e lavora a Milano. Autore del romanzo L’Ultimo rigore (La Ruota Edizioni, 2016). Ama la narrativa breve, in particolare i racconti di Stephen King, e il cinema di Hitchcock.

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