Uno spiacevole incontro notturno, #8

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Uno spiacevole incontro notturno, #8
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Perché lui è qui?, continuava a chiedersi Eliana. Non dovrebbe essere qui. Ma un’altra vocina dentro di lei dava una giustificazione alle sue perplessità: lui potrebbe eccome essere qui, non ti è mai capitato di sentire di casi di possessione, il diavolo che viene sulla Terra o qualcos’altro del genere?
Forse era inutile tormentarsi, inutile rendere logico l’illogico. La difficoltà di quei ragionamenti le ricordò i fastidiosi problemi di matematica delle scuole elementari che non riusciva mai a risolvere. Era sempre stata negata per la matematica. Tutt’altro poteva dirsi, invece, per la letteratura.
Fuori la pioggia continuava a scendere senza un attimo di tregua. All’improvviso, Eliana senti un rumore secco alla porta della stalla.
Ecco ci siamo. Sta ritornando e forse questa volta sarà l’ultima.
Più che un rumore era un graffiare. La porta si aprì. Il suono dell’acqua divenne più forte, poi un’ombra nera fece il suo ingresso.
Eliana rimase senza fiato. La luce si accese.
«Andrea!» urlò incredula. Il carabiniere si tolse il cappuccio fradicio.
«Eliana! Oh mio Dio!›› esordì lui con un filo di voce. Poi, stette zitto per almeno un minuto a contemplare l’impressionante scena che era apparsa ai suoi occhi: Eliana, la sua Eliana chiusa come un animale in una gabbia con un volto profondamente segnato.
«Come è possibile? Mi porti via adesso?›› fece lei speranzosa. Forse era stato tutto un incubo: lei prigioniera delle sue paure salvata da un principe azzurro; magari si sarebbe svegliata da un momento all’altro ritrovandosi nel letto caldo del suo accogliente appartamento.
Andrea si avvicinò di corsa alla gabbia. «Non riesco a credere che sei ancora viva.›› Con occhi commossi le accarezzò il viso passando la mano oltre le sbarre.
«Come hai fatto ad arrivare fin qua?››
«Una lunga storia. Senti ora dobbiamo andare via››
«Ma il vecchio…››
«Penserò dopo a lui, l’ho spiato dalla finestra della capanna. Credo si sia appisol…››
Andrea si sentì afferrare per il collo in una morsa che lo lasciò senza respiro.
«No! No!›› urlò la donna «Lascialo! Lascialo bastardo!››
Il carabiniere cercò di divincolarsi con i piedi, poi provò a tirare gomitate alla presenza che sentiva dietro di sé, senza sortire alcun effetto. Afferrò con le mani le braccia dello strangolatore per allargare la presa, ma erano dure come l’acciaio.
«Andrea!›› Eliana, in una maschera di lacrime, impotente di fronte al ferro che la circondava. «Andrea, no! Non ucciderlo, ti prego›› supplicò.
La faccia di Andrea era rossa di morte e gli occhi erano fuori dalle orbite. Con un disperato sforzo riuscì a toccare la pistola nella profonda tasca destra dell’impermeabile. Aveva lasciato il colpo in canna, se solo avesse afferrato l’impugnatura…
Un altro po’, maledizione!
Al terzo tentativo, l’afferrò.
L’arma era a testa in giù: dall’interno della tasca, le fece roteare di centottanta gradi così da puntare la canna all’indietro.
Gli occhi gli si stavano chiudendo, stava perdendo le forze e le gambe non avevano più sensibilità. Eppure cercò con l’indice il grilletto.
Sentiva solo il pianto di Eliana ormai. La stretta si stava serrando definitivamente.
Tirò il grilletto. Un colpo esplose. Andrea si sentì spingere in avanti, la testa colpì le sbarre della gabbia, poi svenne.

Dieci minuti dopo, Andrea riaprì gli occhi. Si sentiva schiaffeggiare. La prima cosa che vide fu lo sguardo apprensivo di Eliana al di là delle sbarre, la seconda le sue mani delicate.
«Per favore Andrea, riprenditi.››
L’uomo si sollevò tutto intontito, tossì ripetutamente e l’indolenzimento che avvertiva per il collo gli fece ricordare quello che era appena successo. Si voltò e vide un vecchio riverso a terra, con una macchia rossa sul petto. Si avvicinò al corpo e gli tastò il polso: era morto. Come diavolo ha fatto ad avere quella forza se è tutto rinsecchito? Si chiese.
«Andrea dobbiamo andare via, lui potrebbe tornare›› gli intimò Eliana.
«Tranquilla, è tutto finito. Lui è morto. Ora ti libero››
«No, tu non capisci. Non puoi capire›› e scoppiò in lacrime.
Solo una crisi di pianto ci mancava ora, pensò Andrea. Provò a sollevare la gabbia per consentirle di uscire strisciando, ma nulla da fare, era pesantissima.
«Spostati verso quella parte››.
Eliana lo assecondò. Andrea estrasse la pistola e sparò in direzione della serratura, aprì la porta. La donna gli si buttò addosso: gli diede l’abbraccio più forte della sua vita.
«Calmati›› fece lui, baciandola sulla fronte e accarezzandole i capelli «Non ti farà più del male, lui non c’è più. È finita››
«Come hai fatto ad arrivare fin qui?›› gli chiese ancora Eliana fissandolo.
«Per ora ti basti sapere che ho percorso un paio di chilometri di boscaglia e attraversato una valle›› Andrea sorrise, ma la donna rimase impietrita.
«Una valle, hai detto?››
«Sì, non sapevo proprio che c’era una valle in piena pianura Padana, ma la cosa più assurda è che ai piedi della valle c’era anche un monte… un monte un po’ strano. Sarà che ho bevuto troppo whisky stanotte››
Un monte!
Un monte e una valle, continuò a pensare Eliana.
«Ehi, qualcosa non va?››
La donna non lo ascoltava più. «Ma certo!›› fece all’improvviso «Ora è tutto chiaro. Quello che hai visto è l’Antipurgatorio. Ecco da dove è venuto il Bastardo!››
Andrea la osservò con gli occhi smarriti. È completamente impazzita.
«Eliana, senti tesoro: hai passato dei momenti drammatici mi rendo conto›› e le cinse i fianchi con le braccia «Ma ora stai tranquilla arriveranno i miei colleghi. Li ho avvisati non appena mi sono reso conto che nella capanna c’era il vecchio. E verrà anche un’ambulanza così sarai portata in ospedale dove si prenderanno cura di te.››
Eliana era con la testa completamente da un’altra parte e tremava.
«Tra l’altro ho visto che dalla parte opposta a quella dalla quale sono venuto io c’è la paullese, quindi era abbastanza facile arrivare fin qui. A saperlo prima!››
«Andrea dobbiamo fare qualcosa›› rispose lei con la voce agitata.
«Ehi, ti ho detto di calmarti. Ora ci sono io qui con te››
«Tu non capisci! Il serpente…››
«Ecco appunto, dov’è il serpente? Nella capanna? In una teca? Dove lo custodiva quel pazzo?››
«Andrea, il serpente è…››
D’un tratto ci fu un sibilo devastante. I due si voltarono verso l’ingresso: Jonathan, con i suoi piccoli e malefici occhi li stava fissando. Il collo era ritto e appiattito, pronto per l’attacco.
«Oh mio Dio!›› fece Andrea «Non immaginavo fosse così lungo››.
Eliana si aggrappò a lui terrorizzata. L’uomo estrasse la pistola, prese la mira e sparò. Il cobra, colpito in pieno, volò verso la parete opposta della stalla.
Andrea liberò un sospiro, poi guardò Eliana. «Ora sei più tranquilla?››
«Per niente!›› rispose lei e indicò il punto in cui era caduta la bestia. Andrea non credeva ai suoi occhi: il serpente stava strisciando verso di loro e si destò preparandosi a caricare di nuovo. Il foro della pallottola nel petto si richiuse lentamente.
Che storia è questa? Che sta succedendo? Non può essere, pensò il carabiniere, sgranando gli occhi.
Con un balzo, Jonathan si spinse in avanti per aggredire Andrea che si buttò di lato ed evitò il morso. «Scappiamo!››
Eliana lo seguì.
Appena uscirono dalla stalla, si misero a correre sotto la pioggia battente.
«Dobbiamo raggiungere la paullese›› gli gridò Andrea e le prese la mano per paura che restasse indietro. Mentre stavano per inoltrarsi nell’erba alta che li separava dalla strada, Eliana diede un rapido sguardo indietro e… lo vide. Nonostante fosse buio, lo vide. Jonathan stava strisciando verso di loro, gli occhi famelici e gialli come quelli della lonza.
«No! Un momento!›› fece Eliana fermandosi e tirando per il braccio Andrea. «Io non scappo più››
«Ma che cazzo stai dicendo?›› la rimproverò Andrea «Muoviti!››
La donna non accennò a fare un solo passo.
«Che ti prende? Sta venendo verso di noi, lo vedi o no? Quel serp… quella cosa ci ucciderà se non ci sbrighiamo!››
«Dobbiamo andare alla valle››
«Eh?››
«Io so come ucciderlo››
«Eliana, per favor…››
«Io non scappo più!›› e corse in direzione opposta.
«Eliana fermati›› fece Andrea cercando di raggiungerla.
Non appena la donna si trovò a qualche metro da Jonathan, lo fissò con aria di sfida: «A noi due, bastardo!››

Inzuppata d’acqua, Eliana scivolò per la bassa parete rocciosa e si ritrovò con la faccia nel fango, proprio come era capitato ad Andrea poco prima. Si rialzò in tutta fretta, accertandosi che Jonathan fosse ancora indietro. Vide le sue pupille gialle, che per quanto orribili potessero essere le indicarono la sua distanza: era circa a trecento metri da lei.
Andrea la raggiunse e l’afferrò. Lei si divincolò con un urlo: «Seguimi, perdio!››
« E va bene, maledizione!››
Iniziarono a correre a perdifiato. Con la coda dell’occhio Eliana vide il monte alla sua sinistra. Eccolo, il Purgatorio!
Dove vado ora?, pensò guardandosi intorno e affondando i piedi nella melma. I vestiti le si erano attaccati addosso. Da quella parte onde non ha riparo la picciola vallea, era un biscia, forse qual diede a Eva il cibo amaro, ripeté nella sua mente, onde non ha riparo la picciola vallea…
Onde non ha riparo la picciola vallea…
Eliana si rese conto che a sinistra c’era il Purgatorio e di fronte il bosco. Decise di continuare a correre verso destra, onde non ha riparo la picciola vallea. L’affanno era insopportabile, ma come per incanto le gambe non mollavano. Pensò a sua madre, pensò alla sua vita. Mai come in quegli istanti ebbe voglia di continuare a vivere.
All’improvviso si fermò, Andrea fece altrettanto.
«Perché?›› quasi la implorò l’uomo con le parole disturbate dal fiatone.
«Non possiamo andare oltre, la valle finisce qua.››
«E ora che facciamo?››
Lei lo guardò decisa «Aspettiamo.››
«Aspettiamo cosa?›› protestò Andrea sempre più nervoso.
«Ho voglia di giocare con lui.››

Gli occhi di Jonathan erano via via più vicini al punto che ora si poteva distinguere la sagoma del serpente. D’un tratto il rumore della pioggia venne accompagnato da un lamento, lo stesso lamento che aveva sentito Andrea prima di raggiungere la stalla.
Le anime del monte, pensò Eliana immobile. Vide Jonathan leccarsi il dorso.
Tra l’erba e ‘fior venìa la mala striscia, volgendo ad ora ad or la testa, e ‘l dosso leccando come bestia che si liscia.
«Vieni! Vieni! Ti sto aspettando›› gli urlò.
Andrea la fissò interdetto. Non c’era più nulla di razionale in quella nottata.
«Cosa speri di ottenere provocandolo?››
«Sta’ zitto!›› e poi rivolgendosi a Jonathan «Vieni bastardo, gioca con me!››
Il cobra era ormai a pochi metri. Elevò e appiattì il collo, poi emise il solito ringhio, aprendo le zanne oltre l’immaginabile. Andrea rimase paralizzato.
«Non mi fai paura›› gridò Eliana «Tra l’erba e ‘fior venìa la mala striscia, volgendo ad ora ad or la testa, e ‘l dosso leccando come bestia che si liscia. Dai, continua la terzina!››
Jonathan fece un altro ringhio e si avvicinò alla donna, pronto all’attacco. D’un tratto, la terra tremò. Si trattava di un terribile terremoto. Andrea ed Eliana furono scaraventati sull’erba. Gli alberi oscillarono tanto da toccare terra, le gocce d’acqua si fermarono e rimasero sospese nell’aria, il cielo nero fu squarciato da una luce sempre più ampia. Eliana, Andrea e Jonathan osservarono quella luce.
«Eccoli, stanno arrivando! Il tempo è scaduto per te, hai perso!›› urlò Eliana al serpente, affondando le dita nel fango per mantenersi ferma. Andrea invece riuscì ad agguantare un masso conficcato nel terreno.
Due forme, si staccarono da quella luce nel cielo. Avevano delle ali, ma non erano uccelli.
«Sentendo fender l’aere a le verdi ali, fuggì ‘l serpente, e li angeli dier volta, suso a le poste rivolando iguali» disse a gran voce Eliana «Vattene da dove sei venuto!››
Erano due angeli.
Il cobra strisciò via allontanandosi da loro. La terra continuò a tremare. Si aprì una crepa che tagliò la valle in due e si allargò sempre di più.
Eliana con il volto della paura rivide in fondo alla crepa la selva oscura, la lonza, ma stavolta anche il leone e la lupa. Era tutto sotto di lei a qualche centinaio di metri. Poi vide Jonathan che si trovava proprio sull’orlo della crepa. Il terreno si ritirò ancora e la bestia cadde verso il fondo. Eliana lo osservò volteggiare nell’aria per poi sparire nelle tenebre. Gli angeli dalle ali verdi ritornarono verso la luce che diventava via via più fioca e la crepa si richiuse lentamente. Il terremoto cessò, gli alberi riacquistarono la loro normale posizione, e le gocce d’acqua tornarono a cadere. Eliana guardò Andrea che aveva la bocca splancata. «Ora, è finita. Ora sì›› gli sussurrò e poi perse i sensi.

Il sole stava per sorgere, aveva smesso di piovere. L’aria era frizzantina. Andrea stava percorrendo il campo oltre la capanna per raggiungere la paullese. Vide in lontananza che erano arrivate un paio di volanti e i soccorsi. Il suo viso era pieno di fango, non riusciva a pensare ad altro che a quello che era successo poco prima. Quando il cielo era buio. All’alba il monte era sparito e la valle era diventata pianura.
Forse è stato tutto un sogno.
No, non era stato un sogno. Guardò Eliana che dormiva mentre la stava portando in braccio. Una ciocca di capelli le copriva parte del viso. Riposava tranquilla, come se non fosse successo nulla. Invece, chissà che terribili giorni aveva trascorso.
Andrea vide Tommy da lontano che gli rivolse un cenno di saluto con la mano.
Appena raggiunse l’erba alta, Eliana aprì leggermente le palpebre e si accorse di come Andrea la stesse fissando.
«Continua a dormire, ora ci penserò io a te›› le disse.
«Baciami›› gli sussurrò lei «Ti prego, baciami››.
Andrea appoggiò le labbra a quelle di lei, furono attimi intensi.
Mentre il sole continuava a salire nel cielo grigio della pianura Padana, Eliana lo abbracciò come se non volesse lasciarlo mai più.

– A illustrare il racconto, “Angel’s Wings

Carmine Madeo
Nato in Calabria nel 1987, vive e lavora a Milano. Autore del romanzo L’Ultimo rigore (La Ruota Edizioni, 2016). Ama la narrativa breve, in particolare i racconti di Stephen King, e il cinema di Hitchcock.

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