Categories

Apologia di un millennial

Autore
David Valentini
Ciclo #15 - Spaghetty Scorretty
Narrativa generale
3 agosto 2023

Da quando è morto Silvio sono sprofondato in una crisi senza precedenti.

Non perché lo ammirassi come persona. Neanche perché credo che la scena politica italiana abbia perso uno dei propri capisaldi.

È che da quando è morto sento che noi tutti abbiamo perso – intendo noi trentenni perbene di sinistra, figli di gente perbene di sinistra; noi che compriamo bio, ricicliamo la plastica e devolviamo l’8×1000 allo Stato invece di qualche congregazione religiosa – qualcuno di fondamentale contro cui incazzarci. E non perché fra i politici italiani non ci sia qualche altro esponente di spicco con cui prendercela. Ne abbiamo in abbondanza.
Penso a Renzi, per esempio, che ha spostato tanto a destra la sinistra che ormai fatico a definirmi mancino nella vita reale.
O a Salvini. Salvini è arrivato dov’è arrivato, riuscendo a buttare al cesso un governo in cui la Lega – rileggiamo ad alta voce: la Lega, quella di Bossi e Maroni, quella che avrebbe dato fuoco a tutto ciò che c’è sotto il Veneto – aveva la maggioranza, solo perché per vent’anni abbiamo avuto il berlusconismo. Di lui conservo sul telefono tutte le foto in cui s’ingozza come i maiali prima di essere scannati.
E la Meloni – mi perdoni: la signor presidente Meloni – è un puro scherzo della natura. Ci manca poco che in diretta nazionale affermi che il duce ha fatto anche cose buone e tutto il resto. Anzi, no, l’ha detto. Un errore di gioventù, ’na regazzinata. Sì, certo.
Questi personaggi non ci dicono tanto qualcosa su di loro quanto piuttosto su di noi. L’unica cosa che mi lascia ben sperare è che, se chiedi in giro, nessuno ammette di averli votati. Mai. Esiste ancora qualcosa come un sentimento della vergogna, insomma: fa quasi meno schifo dire di essere fascisti che dire di aver votato Salvini o la Meloni.
Che poi è la stessa cosa.
Questi esseri sono così indecenti che alla fine o li schifi totalmente o, se li voti, hai due alternative: fingere di non averlo fatto e provare a dormire la notte, oppure scendere in strada a sputare in faccia a qualsiasi frocio, negro, zecca comunista incontri. Anzi, alla fine sui primi si sono anche ammorbiditi, perché in Italia molti odiano i gay ma quasi tutti odiano gli immigrati. Quindi meglio far finta di sopportare gli lgbtqiaxyz1234+, perché anche loro, segretamente, loscamente, nella sicurezza delle loro mura arredate con bandiere arcobaleno e immagini di Gandhi, sognano di rimandare al paese loro i vari Ahmed, Abadù e Ching Chong.
Invece Berlusconi è un’altra cosa. Berlusconi ha creato un impero economico. Ha trasformato la tv italiana facendoci credere che cose come Grande fratello e Temptation Island fossero degne di essere guardate la sera con accanto i propri figli, addirittura di diventare argomenti di conversazione con i colleghi, gli amici, i mariti e le mogli, qualcosa di cui parlare senza provare un imbarazzo tale da voler bruciare la propria tessera elettorale. Ha sdoganato la pedofilia pur tentando di preservare la dignità della famiglia tradizionale. Tutti i suoi scivoloni, dalle battute sui Kapo all’europarlamento a quelle alle mogli dei presidenti americani abbronzati, sono stati nel corso degli anni accompagnati dalle risatine di tutti – anche di noi di sinistra che lo criticavamo in pubblico. Quelle risatine che, alla fine, redimono più di un poco. Se ci ridi su non è grave, capito? È tipo Thirteen Reasons Why: tutto è iniziato con quel sorriso, quel maledetto sorriso a sessantaquattro denti.

E qui arriviamo al punto, o meglio a quello che è successo con Veronica quando siamo usciti dopo quel breve scambio di messaggi su Tinder – breve veramente: quanto sarà passato dal match al darci una punta per cena? Forse neanche un paio d’ore. Qui arriviamo al motivo per cui la sua dipartita, anche se ci ha liberati di un uomo ormai ridotto a macchietta di se stesso, mi ha portato tanto sconforto.
Perché adesso io non ho nessuno da incolpare. Prima almeno potevo dire che se tutto qui in Italia faceva schifo era colpa di Berlusconi. Che se la sinistra era diventata quella cosa portata avanti da Renzi era colpa di Berlusconi. Che se, accendendo la tv, trovavo solo merda, la colpa era di Berlusconi.
Adesso veramente posso dire che la colpa è di Gasparri, La Russa, Salvini, la Meloni – la signor presidente Meloni, mi scusi – o di quei dementi di CasaPound che al Romics versano la coca cola sui fumetti contro Mussolini?
La verità è un’altra. Perché di tutti gli insegnamenti che quell’uomo ci ha lasciato, il più potente, il più inossidabile, quello che si è annidato con maggior profondità nella testa degli italiani – anche di quelli di sinistra come me, che a più riprese ho votato Partito Comunista, e poi i Verdi, e i Radicali di Pannella – è che bisogna sempre fottere.
Fottere il sistema fiscale.
Fottere la magistratura.
Fottere il popolo italiano.
Ma soprattutto fottere le donne. Sempre e comunque. Anche a ottant’anni. E non importa se lo sanno tutti che non ti si alza più: la cosa fondamentale è dire di aver fottuto, di averlo fatto tutta la notte, tutta la notte, come nel video di Calcutta che pare montato con le parti tagliate di un porno. Dire di aver fottuto la più bella fica ventenne e non perché hai pagato o fatto promesse di diventare la prossima Mara Carfagna, ma perché tu sei un cazzo di playboy. Sei il Rocco Siffredi della politica. Sei il Johnny Sins italico. Sei il Paperon de’ Paperoni che non si lascia sfuggire Brigitta ma se la chiava a pecora sul mare di monete d’oro nel deposito di Arcore.
Se un buco si può riempire, va fatto. Altrimenti sei una checca, chiaro? Che è peggio di essere ancora, come sempre, un povero comunista.
Il berlusconismo ha portato soprattutto a questo. Perché se Berlusconi a ottant’anni ancora si portava a letto la nipote di Mubarak allora com’è possibile che tu, giovane virgulto della nuova Italia temprato da tutte le crisi economiche possibili dal 2008 in poi, non sei riuscito a farcela con quella squinzia rimorchiata in un locale? Non su Tinder, mi raccomando. Non dire mai di aver rimorchiato online, è quasi come dire che lavori in smart working. A cazzo duro si va solo se affondi i denti nella realtà più concreta. Quindi io e Veronica abbiamo concordato di esserci conosciuti al bar: io tornavo da una riunione di lavoro, lei andava a trovare non so chi. Ho fatto una battuta sagace al barista, lei ha riso, ciao, piacere e così via. Old style, proprio.
Che poi il problema non sarebbe non riuscire a rimorchiare. Il fallimento dopotutto fa parte del rischio. Come tutti i grandi imprenditori, lui lo sapeva, anche quando è sceso in campo nel 1994. Non si è arreso, ci ha riprovato e alla fine su quelle poltrone c’è rimasto incollato fino all’altro ieri. Il fallimento tempra nell’animo. Ti fa diventare uomo quasi quanto vivere in quel Vietnam che è Roma nord.
Sì, esiste qualcosa di peggio di non riuscire a rimorchiare, che pure ha una sua dignità, ed è non aver voglia di farlo, soprattutto quando la squinzia te la serve – quasi letteralmente – su un piatto d’argento. È vero, molte donne sono convinte di star lanciando segnali inequivocabili quando invece tutto ciò che fanno è concederti un’occhiata, un’alzatina di spalle, o magari provano con la telepatia. Ci sono però casi in cui non è così. Con Veronica, per dire, non è stato così. Era chiaro che volesse scopare tanto quanto lo volessi io. E visto che ci lamentiamo sempre, noi maschi, che le donne godono a fartela annusare – le insultiamo, le chiamiamo profumiere, oppure cagne, zoccole in aperta contraddizione col fatto che non ce l’hanno data –, a maggior ragione è stupido, è proprio un peccato capitale tirarsi indietro quando è palese che ci sta. Che entrambi volete la stessa cosa. Perché è umano volerlo fare con un estraneo, assaporare quella carne sconosciuta, volersi gettare addosso a un corpo che non rivedrai mai più, senza rotture di palle, senza responsabilità. Ed è giusto che sia così. Viva il femminismo!

Se sei uomo vero devi fottere quando ne hai la possibilità. Perché quando esci con una tizia, anche se dopo due minuti che ci parli scopri che ti fa schifo – tipo che ti dice che è pro-Putin, o che la mattina fa colazione con latte e cuccioli di gatti tritati… che poi è la stessa cosa – non puoi raccontare ai tuoi amici che non avete scopato non perché è andata male ma perché hai deciso di tirarti indietro. Nessun vero maschio crederebbe che un proprio fratello possa desiderare di non fare sesso. È scritto tipo nella prima pagina del Brocode di Barney Stinson: tu non rifiuterai mai una passera di tua sponte, anche se ti chiami Ted Mosby.

Quindi, da che Silvio Berlusconi è comparso sugli schermi annunciando l’Italia è il Paese che amo, segnando il vero inizio di quella cultura che tanto ha influenzato noi millennial e non poco anche la generazione Z – molto di più dell’undici settembre, di internet in tutte le case, del fallimento di Lehman Brothers eccetera –, non c’è più modo di uscire vivi da una narrazione che preveda la scelta di rinunciare a una potenziale scopata per preferire del triste autoerotismo al cesso.
Capito? Non puoi più dire che siete andati a cena in quel ristorante bio che fa panini da trentaquattro euro perché le carni vengono dall’allevamento di zio Nando, che avete parlato dei vostri lavori e delle vostre passioni e già lì avevi perso interesse perché ha detto che quel libro di Gio Evan era necessario, la migliore opera dai tempi di Smells Like Teen Spirit – altro capolavoro universale, che geni quei tizi, come si chiamavano, dai, quelli del bambino nella piscina –, imperdibile come l’ultimo self-publish di Cosa, quella che ha lasciato il lavoro da cassiera alla Coop per seguire i propri sogni in Africa, che avete rispettato il copione del film lei-finge-di-andare-in-bagno-mentre-tu-paghi con tanto di sequel è-stato-un-piacere-tranquilla-il-prossimo-lo-offri-tu; che avete passeggiato verso casa tua nella speranza che uno dei due tirasse fuori una scusa per far saltare la serata, una scusa qualunque andava bene ma c’era il vuoto pneumatico nella testa; che siete saliti, avete preso a baciarvi e a te non ti si alzava manco a pagarlo, e allora ti sei rifugiato un secondo in bagno e hai scorso la cartella con le foto della tua ex mentre si sditalinava e anche quel video in cui urlava di dolore mentre glielo sbattevi nel culo, e poi sei tornato di là e mentre lavorava di bocca ti accorgevi che proprio non andava, troppi denti e poca lingua e, soprattutto, nessun gioco di mano, niente di niente; eppure alla fine qualcosa si è alzato, nonostante ti sembrasse che la sua fica puzzasse di rancido, di qualcosa che hai sentito solo nel mercato all’aperto di Bangkok, fra tavoli pieni di teste di porco lasciate a marcire sotto al sole d’agosto; nonostante tutto questo, nonostante stessi crollando di sonno e l’unica cosa che volevi era accendere la Play e finire quell’ultimo capitolo di Uncharted, ormai stavate lì, pareva brutto dirle di andarsene, che magari poi parlava con le amiche fiche – quelle fiche per davvero – e ti giocavi la possibilità di scrivergli su Instagram per invitarle fuori, e poi appunto, c’era quella vocina che ti diceva che ogni buco è trincea, che un corpo di donna è un corpo di donna e anche se aveva il sex appeal della principessa iraniana Anis el-Doleh per la quale si sarebbero uccisi ben tredici pretendenti, ormai c’eri. C’eri. Bastava spingere per qualche minuto ripensando al video di Luna Star che continua a spompinare il tizio finché non viene per la terza o quarta volta e poi era tutto finito. E il giorno dopo, durante la serata di D&D con gli amici, avresti potuto dire di esserti ripreso dalla tua ultima relazione, che Chiara ormai era alle spalle perché la tizia di ieri era troppo fica, troppo brava, la migliore scopata della tua vita e non un insieme di silenzi imbarazzati perché ti si è ammosciato a metà del rapporto e avete messo in scena il più classico degli horror: non-è-colpa-tua-è-l’emozione-succede-tranquillo-ci-riproviamo-no-preferisco-due-coccole-mentre-guardiamo-Notting-Hill.

Ecco. Ora che Berlusconi è morto e a dirigere Mediaset c’è suo figlio che pare voglia fare un repulisti della merda creata dal padre – ma chissà se è vero, Piersilvio, confidiamo tutti in te, ti prego, salvaci dalla profezia di Idiocracy – che scusa ho per continuare a usare la seconda persona singolare nella narrazione che ho fatto poco fa ai miei amici?

Che scusa ho per il fatto di aver anche riscritto a quella tizia, averle detto sono stato bene ieri, averle chiesto di rivederci e che stavolta – lo giuro – l’avrei fatta godere, l’avrei fatta squirtare al punto che avrei potuto vendere il lenzuolo come tela di Pollock.

E ora che Veronica mi ha risposto sì, vediamoci, e mi raccomando, stavolta offro io ahah faccina che fa l’occhiolino – giuro su dio, su qualsiasi dio sia mai esistito, che sembra anche una brava ragazza, anche dolce, una che saprebbe prendermi per il verso giusto, con cui varrebbe la pena risvegliarsi la mattina e fare colazione con caffè e cornetto integrale, e però non è lei che voglio, ma ormai c’è lei e io ho bisogno solo di uno svago, di un chiodo che scacci via quell’altro chiodo, e lo so che ci faremo del male e finiremo a bloccarci su WhatsApp o magari a farci ghosting a vicenda fingendoci super impegnati, sai il lavoro, quel maledetto lavoro, perché tanto è così che noialtri risolviamo le cose, tagliando via la gente dalla vita come fosse il grasso in eccesso dalla fetta di prosciutto crudo –, ora che Veronica mi ha risposto io che diamine m’invento se proprio mentre sono dentro di lei sento quel rigurgito dell’altra volta e mi si ammoscia di nuovo?
Potrei dirle che sono affranto per la morte di Berlusconi. Perché abbiamo perso un grande statista. Che alle prossime elezioni dovrò votare Tajani o Adinolfi. Così magari le faccio schifo e se ne va sbattendo la porta e mi blocca su tutti i social e io posso tornare a scorrere a destra su Tinder.
O magari no. Magari se ne esce che anche lei vota Adinolfi e odia i negri, gli ebrei, gli zingari, i froci.


A quel punto avrei un motivo vero per non dovermela scopare, ora che non c’è più Silvio.


A illustrare: foto di repertorio.