I vizi trasformativi
“…e quanto eccede / Cangiata in vizio ogni virtù si vede”.
Metastasio, Artaserse
Li potete vedere riassunti in qualunque quadro a tema sacro, pala d’altare o bassorilievo che mostri cosa succede dopo la morte nella fandom di Cristo. Di solito i pittori usano figuranti per far vedere la punizione destinata a ciascuno di essi, poveri omini e donnine sullo sfondo che prendono pacche oltremondane giganormiche per avere malauguratamente ceduto alle loro inclinazioni e dato poco retta al prete.
Spesso, per rappresentare la punizione, il pittore pigro prende il Purgatorio a esempio: il superbo cammina portando una roccia sulla schiena, l’invidioso ha pliche di ferro cucite sugli occhi, l’iracondo cammina attraverso uno strato di fumo, l’accidioso corre in giro urlando esempi di gente che invece si è data da fare, l’avaro e il prodigo stanno proni a terra, il goloso ammira cibi e acqua ma non può accedervi, il lussurioso sta fermo in mezzo alle fiamme.
Quella coppia dannata di Fincher e Walker ne ha dato una rivisitazione moderna nel diabolico film Se7en (1995). Sono i sette peccati capitali, che i padri della Chiesa – nella fattispecie, quelli che si divertivano un sacco a stare seduti da soli nel deserto – hanno pescato dal razionalismo aristotelico e trasformati in un prontuario di cose da non fare che figurasse degnamente coi comandamenti dell’Antico Testamento. Con tutto che oggi siamo moralmente più laschi, ci piacciono sempre tantissimo gli elenchi – i sette peccati, le sette virtù, i cinque libri per l’estate, i sei consigli per dimagrire, le dieci cose che odio di te – e, tutto sommato, la narrativa la facciamo sempre volentieri a partire da quello che ci manca: la disarmonia, il conflitto, la sofferenza.
I tirchi, i pigri, i morti di passera o di fonchia, quelli che se la tirano, quelli con l’abbuffata compulsiva, gli incazzerecci e i rosiconi (nostra personale versione dei peccatori di cui sopra) sono i protagonisti di migliaia di racconti e romanzi. E lo saranno anche dei racconti che ci manderete – se vorrete – per questa nuova call di Spaghetti: SPAGHETTI VICE.
Solite 10k battute, entro l’1 settembre 2026, un solo racconto a testa (non di più), virgolette caporali per i dialoghi (ci raccomandiamo), spedite all’indirizzo solito e perdio, PERDIO, USATE I SETTE PECCATI CAPITALI per il racconto. Non il vizio genericamente inteso, non il fumo, la droga o mettersi le dita nel naso e, per carità, niente racconti su quanto odiate i vostri ex, altrimenti i peccatori siete voi e a noi interessa che il vizio stia nel racconto, non nella vostra vita.
Date date date quello che avete; e quello che non avete… non datelo.
Editoriale di Giulio Iovine
A illustrare: Otto Dix, I sette peccati capitali, 1933, Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle.