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Orgoglio e patriarcato

Autore
Giulio Lepri
Ciclo #22 - Mulholland Dracula
Narrativa generale
26 settembre 2025

La pioggia cadeva in fitte colonne liquide, battendo sui gradini di pietra del tempietto neoclassico. Elizabeth Bennet sentiva il cuore accelerare, ma non per il temporale che si abbatteva su di loro: Mr. Darcy, con lo sguardo infuocato e il cappotto fradicio, si era finalmente dichiarato.
«Vano sarebbe negarlo», disse, la voce che tremava più per emozione che per il freddo. «I miei sentimenti non possono più essere repressi. Permettetemi di dire con quanta e  ardente ammirazione vi amo.»
Elizabeth lo fissò, incredula. Era la confessione che non si sarebbe mai aspettata, eppure non poteva dimenticare l’arroganza con cui lui aveva trattato la sua famiglia. Le parole le uscirono come lame, scandite con rabbia e dignità.
«E pensate che io possa essere lusingata dalla vostra maniera di corteggiarmi? Avete insultato i miei cari, umiliato il mio orgoglio e rovinato la felicità di mia sorella. Un matrimonio con voi sarebbe l’ultimo dei miei desideri.»

Un tuono lacerò l’aria. Ma subito dopo, un rumore più profondo, cupo, come il battito di un tamburo sotterraneo, fece vibrare il terreno sotto i loro piedi.
Elizabeth aggrottò la fronte. «È il vostro ego che crolla?». Darcy rimase serio senza riuscire a nascondere una certa preoccupazione. «Cos’è stato?»
Lei incrociò le braccia, sprezzante anche nella paura. «Forse un’altra delle vostre verità spiacevoli che viene a galla?»
Il boato tornò, più forte. Gli alberi oltre la radura ondeggiarono violentemente, e poi, illuminata da un lampo, una sagoma immensa si stagliò contro il cielo, un’enorme testa squamosa con denti lunghi come baionette. Il ruggito che squarciò la notte non apparteneva a nessun animale conosciuto.

Elizabeth ebbe appena il tempo di scorgere la creatura. Il T-Rex si avventò verso di loro, abbattendo gli alberi attorno a lui come fossero giunchi.
Darcy gonfiò il petto, come se bastasse la sua nobiltà per spaventare il bestione. «State dietro di me, Miss Bennet.»
Il T-Rex ruglì, facendo tremare l’aria, e una carrozza parcheggiata poco distante fu rovesciata come un giocattolo. I cavalli si imbizzarrirono e fuggirono nella pioggia. Una lanterna cadde a terra, la torcia ancora accesa che si rotolava nel fango.
Elizabeth, con uno scatto, la afferrò e la sollevò in alto. La fiamma si contorceva sotto l’acquazzone, ma resisteva. «Se volete salvarvi, smettete di parlare e correte!»

Il mostro calò una zampa gigantesca a pochi passi da loro. L’acqua schizzò ovunque, il terreno sprofondò. Elizabeth trascinò Darcy di lato, entrambi scivolarono nel fango, ansimando, le vesti fradice che si incollavano al corpo.
Darcy la afferrò per il braccio con forza, quasi disperata. «Non vi lascerò indietro!»
Lei si divincolò con furia. «E io non ho chiesto il vostro sacrificio!»

Per quanto eroici, gli sforzi dei due sventurati non bastarono a mettere sufficiente distanza dal mostro, che adesso gli si stagliava di fronte in tutta la sua possenza, come un antico simbolo di dominio incontestabile.
Di nuovo il T-rex emise un ruggito profondo, stavolta però assomigliava a qualcosa di comprensibile per loro.
«Sbaglio o ha detto qualcosa?» chiese Lizzy a metà fra il terrore e la curiosità.
«È sembrato anche a me, ma ha uno strano accento, un po’ imbecille se mi posso permettere, come qualcuno che ha ben poco studiato ma si arroga lo stesso del diritto della parola» rispose Darcy.
«Anche a me è sembrato americano» concluse lei.
Il T-Rex fissò la coppia di non ancora futuri sposi, il giallo degli occhi gargantueschi scintillava alla luce della lanterna. «P a t r i a r c a t o».
Darcy ed Elizabeth si scambiarono uno sguardo interrogativo. «Ma che vuol dire?» chiese Darcy.
«È una cosa che ho sentito dalle ragazze al club del libro, una specie di moda americana, praticamente la società è dominata da vecchi fossili che schiavizzano le donne non facendole emancipare. Siamo solo animali da monta, signor Darcy.»
Darcy si fece serio, «Capisco, tutto questo non accadrebbe se le donne avessero una stanza tutta per sé.»
Quelle parole colpirono Elizabeth al punto che abbandonò il suo granitico orgoglio per un momento e gli diede un bacio.
«E questo cosa significa? Avete forse ripensato alla mia proposta?»
«Non siate ridicolo, pensate che basti un bacio per rendermi vostra moglie? Hanno ragione le mie amiche del club: siete proprio un maschio-bianco-etero-cishet.»
Quella fila di sigle fantasiose stordì Darcy più di una bottiglia di sherry, ma di fronte a lui c’era un problema ben più concreto che coi suoi sedici piedi di altezza risultava assai difficile da ignorare, così rivolse la sua concentrazione lì.

Il T-Rex spalancò le fauci. Entrambi portarono le braccia davanti al viso, impotenti, in un gesto istintivo di protezione. Ma prima che il banchetto potesse cominciare, un rumore di zoccoli distrasse il predatore. Essendo un’antica bestia patriarcale, il tirannosauro trovò molto più interessante il cavallo appena sopraggiunto e si fiondò al suo inseguimento, sparendo nel buio del bosco. Le sue zampe pesanti scossero ancora il terreno, poi scomparve tra gli alberi, lasciando dietro sé solo un’eco mostruosa di ruggiti.

Un silenzio irreale seguì. Solo la pioggia continuava a cadere, implacabile.Elizabeth e Darcy rimasero immobili, i respiri spezzati, i capelli e i vestiti zuppi. Si guardavano, vicinissimi, le guance arrossate non più solo per la corsa.
Darcy parlò per primo, con voce bassa, incrinata. «Nonostante tutto… vi amo.»
Elizabeth abbassò lentamente la torcia, ormai ridotta a un filo di fiamma. Lo fissò negli occhi, «Darcy, se questa è la vostra idea di corteggiamento, capisco perché restiate scapolo.»
E si incamminò nel fango, lasciandolo indietro a domandarsi se fosse stato battuto dal rivale più improbabile della sua vita: un dinosauro patriarcale.

A illustrare, immagine realizzata con ChatGpt.