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Roulette

Autore
Alessia Del Freo
Ciclo #4 - Ytalia, storie alter-native
Narrativa
6 maggio 2021

Non importa se è andata così. Non l’ha ancora detto ai suoi e non vuole pensarci adesso: Caterina prende posto sul divano, le tre amiche intorno. Per prima cosa tira fuori il tabacco e si rolla una sigaretta – è lei ad averlo insegnato alle altre –, sorseggia una bottiglia di coca shakerata con vino da due euro e mezzo, poi si china verso il tavolino basso, dove si erge un portatile che le accoglie all’interno dello schermo.
Soffia sulla tastiera, la polvere si alza contro la luce artificiale, passa un palmo sulla distesa di tasti, si getta sulla sua stele e inizia a comporre. Preme invio e abbassa la canottiera fino al limite del reggiseno, con Pascale accanto che la guarda.
Non importa se è andata così, saremo amiche per sempre, le ha detto quella mattina sugli scalini della scuola. Poi si sono separate e ritrovate la sera tutte e quattro dalla Rossa, i suoi sono in vacanza – beata lei, che non ci deve parlare.
Avrebbero festeggiato comunque. L’aveva detto proprio Caterina, anche se era quella bocciata (tanto me l’aspettavo), e anche perché a Mariagrazia, MG, aveva già rovinato il compleanno con qualche bevuta di troppo.
«Allora abbiamo due opzioni,» dice la Rossa, applicando un cerotto su una vescica del piede «Festino dai gemelli della 5°B o disco all’aperto.»
Sul portatile si avvia la fiera della videochat: la pagina web si smembra in due schermi, a sinistra si trova la loro replica, a destra una composizione di pixel scuri in attesa che qualcuno si connetta. Come contorsioniste si comprimono sul divano; accavallano le gambe, chiudono le spalle fino a combaciare con l’inquadratura, sollevano i seni. Sono tutte vestite in tiro, le cuciture corte sulle cosce svelano pelli ancora pallide (tutto l’anno che piove). Il primo spettacolo è tenuto da due tipe sudamericane, sgranate e interrotte da interferenze fischianti, che inscenano un balletto di ghirlande di fiori: Caterina si sporge in avanti, ma è solo per premere il tasto spazio e passare al prossimo utente.
«Dai gemelli non so…» dice MG, passandosi una salvietta sotto le ascelle. È in sovrappeso ma indossa una maglietta strizzata che la fa sudare al primo movimento. «Non vorrei ci fosse Enrico. Stasera gli ho detto che ero con voi.»
«Anziché tenertelo stretto…» dice la Rossa, il fisico alimentato da un cespo d’insalata. Poi salta sul bracciolo. «Questo è terrificante…»
Nella videochat è comparso un uomo sulla cinquantina; cappellino giallo, occhiali da vista, birra in equilibro sulla pancia; la bocca ridotta a una linea, senza labbra, che stringe per inviare bacetti alle ragazze. Caterina preme spazio, lo cancella dalla vista.
Pascale solleva le ginocchia sul divano. È l’unica a portarsi una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Si cinge le gambe con le braccia, ci poggia il mento sopra. 
«Però dai gemelli forse ci troviamo Crush Numero Due,» dice.
«Sicuro che ci va,» fa coda MG «Che vuoi che gli importi.»
Nel rettangolo libero appare un omino della Lego. È un pompiere. Sorride, ma ha la testa bucata. Una mano entra nel riquadro e lo afferra tra le dita. Lo fa cadere di schiena e lo lascia accasciato, ma con le gambe in aria. Sfrega un fiammifero e lo avvicina al pompiere, piano, fino a farlo entrare nella sua testa dall’attacco bucato. Il pezzo di Lego si illumina.
Caterina preme spazio. 
«Lo hai saputo vero, di Crush Due?» le chiede Pascale.
Caterina la ignora. Il suo volto è per metà riflesso nella parte scura dello schermo, dove una freccia gira in loop formando un cerchio che pare entrare nel suo occhio e uscirle dallo zigomo.
Un po’ di cenere cade sul tastierino numerico.
«Magari vi ritrovate in classe insieme a settembre.»
«È l’ultimo dei miei pensieri,» risponde Caterina «E ho già una Crush Tre,» batte il dito sulla barra spaziatrice.
«Cooosa?» fanno in coro MG e la Rossa, ma poi sono tutte distratte dalle tette di una ragazza adagiata su un letto, vestita di un completo intimo viola. 
«Questa ce le ha più grosse delle tue,» dice Caterina a MG, ma la ragazza dall’altra parte ha premuto il tasto spazio prima di loro, lasciando il turno a un altro utente.
«Ora devi dirci chi è,» dice la Rossa «Su, fammi rollare una sigaretta e confessa.»
Caterina le passa il tabacco ma non risponde. Lo schermo proietta ora la camera di un bambino; gli scaffali occupati da fumetti, un pallone da basket nell’angolo, una porta aperta che dà su una terrazza con tre girandole al vento. Da lì rientra un ragazzino di circa undici anni; si tira giù la maglietta che arrampicandosi aveva scoperto un lembo di carne; agguanta qualcosa sul comodino e prende posto davanti al monitor.
«Ciao» dice con tono innocente, gote arrossate.
«Bambolino bamboccione,» risponde Caterina, portandosi la mano tra una guancia e l’altra. Se le stringe, comprimendosi la carne, imitando un volto grasso.
«Vi faccio un gioco di prestigio?» 
Il bambino mostra un mazzo di carte, le mescola facendole passare veloci da un palmo all’altro, come un mago. Caterina gli ride in faccia.
«Ma bambolino… È così che vuoi farci il filo?»
Lui continua a mescolare, poi le chiede: «Come ti chiami?»
«Io? Puoi chiamarmi… Olimpia. Puoi chiedermi consigli, se vuoi. Per le ragazze dico. I giochi di prestigio, te li possiamo insegnare noi…»
«Ce l’hai un fratello? O una sorella? Più piccoli?»
«Io? Io no. Mi bastano due genitori divorziati. Ma Atena, qui accanto, ce ne ha uno vero?»
«Dai Cate,» fa piano Pascale «A che stai giocando? È un bimbetto.»
«Oppure Circe, eh?» continua Caterina, diretta alla Rossa.
«Non me lo ricordare,» risponde questa «Non mi ha chiesto neanche che voto ho preso.»
«Perché, i tuoi?» dice Caterina, ammiccando con gli occhi al soffitto dell’appartamento vuoto, poi torna dal bambino. «Mi dispiace, nessun fratello più piccolo disponibile. Solo uno più grande, quello di Giuseppina, secchioncello come lei.»
«Ehi, perché cazzo hai dato un nome di merda solo a me?» ribatte MG.
«Anche tu sei un secchioncello, vero? O te la passi a mangiare merendine? Qual è la tua preferita, la Kinder Brioss o la Girella?»
Il ragazzino inspira, sembra gonfiarsi. Sullo schermo i pixel rosa delle guance si accendono. Poggia le carte sulla scrivania, con cura, poi annota qualcosa su un foglio, mormorando tra sé, e oscura la camera con il nastro carta.
«Cazzo Cate, sei tremenda a volte,» dice MG, tirandosi su con tutto il peso «Vado fuori che è meglio. Chiamatemi quando avete finito.»
La Rossa si accende la sigaretta, butta l’accendino sul tavolo e segue l’altra. Pascale lascia la stretta intorno alle ginocchia. Distende le gambe, pur mantenendole allineate.
«Cate?» fa «La tua Crush Tre è Enrico di MG?»
«Ma come ti viene in mente,» risponde di botto l’altra, senza guardarla. «E che non ti venga di insinuarlo quando siamo tutte!» 
Pascale s’infila entrambe le mani sotto le cosce.
«Sei andata a casa dopo l’orale?» 
Caterina agguanta il mouse, scocciata. Il tasto spazio per mandare avanti non risponde. Chiude il browser e lo riapre.
«Sì che ci sono andata.»
«Perché mi pare che hai la stessa canottiera di stamattina.»
«Ma che dici? Secondo te ho fatto l’esame in canottiera?»
«Ce l’avevi sotto la camicia. L’ho vista.»
Caterina scuote la testa mentre digita a colpi pesanti.
«Sei andata da tua madre o da tuo padre?»
«Dio mio Pascale, non siamo qui a festeggiare? Perché mi fai l’interrogatorio?»
Nel frattempo la pagina si è ricaricata e sulla superficie sgranata si palesa un corpo maschile inquadrato da sotto la pancia a sopra i ginocchi. In primo piano un membro a riposo, piccolo e appuntito, con i peli scomposti e la pelle vizza macchiata di voglie. 
«Oh, oh,» fa Caterina, «Cosa abbiamo qua,» mentre la pancia molliccia si avvicina allo schermo.
Si sente digitare. Un suono ovattato annuncia l’arrivo di un messaggio in chat:
ciao belle
«Ma ciao, maialone.»
mario61star sta scrivendo qualcosa

MG e la Rossa sono poggiate al muro del terrazzo, fumano di spalle alla notte.
«Emme, ma tu non pensi che Caterina dovrebbe cambiare scuola?»
«Non so se ha senso ripetere da un’altra parte in quinta.»
«Ogni anno c’è arrivata a fatica. Nessuno si spiega come non l’abbiano bocciata prima.»
«Non ti dico le versioni che le ho passato…»
«E Pascale che scrive i temi al posto suo dalle medie! Non le capisco, nessuna delle due. Anche con l’università. Sembra che Pascale si sia iscritta qui solo per continuare a prendere il bus con Cate la mattina. Cazzo, ma un po’ di ambizione personale, no?»
La Rossa si stringe la coda alta, tenendo la sigaretta in equilibrio tra le labbra. Tira l’ultima boccata poi si volta verso lo strapiombo e lancia via il mozzicone.
Anche MG ora si volta spalle alla casa, e poggia le braccia tozze sul muro del terrazzo. La notte è chiara, si distinguono gli interni dei palazzi di fronte.
«Tu hai deciso che farai?»
«Non so,» risponde la Rossa «I miei ci tengono che continui gli studi all’estero. A me piacerebbe provare ’sta cosa della moda. Non so. Emme, guarda là, quelle girandole. Non sono le stesse della chat di prima? Mi sembrano familiari»
«Cazzo, è vero. Sì! Le avevo notate. Sono esattamente tre.» 
«Secondo me è davvero quel moccioso. Quant’è piccolo il mondo. Ehi!» urla la Rossa, sporgendosi in fuori «Ci siamo conosciuti prima! Sono Circe!»
Anche MG si spinge verso il vuoto, la pancia premuta contro il muro del terrazzo: «La nostra amica è una stronza!»

Caterina si è accesa un’altra sigaretta. Un po’ di tabacco arricciato è caduto sulle lettere accentate. Mario61star non ha ancora scritto niente.
«Allora?» 
Sotto le cosce, i palmi di Pascale hanno cominciato a sudare.
«Non ci fai vedere com’è davvero?»
mario61star sta scrivendo qualcosa


voglio vedere un bacio da voi 2.. ok?=
«Oh finalmente. È questo che ti serve per svegliarti?»
Pascale si tira qualche centimetro indietro, la schiena aderisce al divano. «Ma sei sicura? E se ci sta filmando?»
Non fa in tempo a dire altro che Caterina si volta e le prende il mento tra le dita. La vede avvicinarsi. Lì, nell’appartamento, e laggiù, nello schermo. Socchiude gli occhi, sente il sapore di vino e le labbra secche che la pungono; poi il movimento concitato della mano che sfrega il membro.
«Ragazze Dio mio!» 
MG e la Rossa sono appena rientrate. Caterina si allontana da Pascale e ridacchiando si affretta a premere spazio. I pixel mangiano di nuovo il corpo dall’altra parte. Pascale ritira le mani sotto le cosce.
Caterina si adagia sul divano. 
«Andiamo, ma come vi scandalizzate facili? Non sapete divertirvi.»
MG siede su un bracciolo, al limitare dell’inquadratura. «Invece tu sì,» dice «S’è visto dai risultati.»
«Ehi! Ti è arrivato il vino per caso?» ribatte Caterina.
Un ragazzo sbarbato e dai capelli arruffati ha fatto il suo ingresso in chat ma cede il posto a una tipa dai capelli blu e il piercing sul setto nasale, anche lei ben presto scompare: sono gli altri utenti adesso a non soffermarmi sulle ragazze che, inquadrate per metà, sono riprese nel bel mezzo della discussione.
«Ma perché litigate? Quando fate così siete insopportabili,» esplode Pascale, (dovete sempre rovinare tutto), ma è subito attaccata dalla Rossa.
«E te invece, la devi difendere sempre, giusto? Pendi dalle sue labbra, non te ne rendi conto?»
Pascale non riesce più a tirar fuori le mani da sotto le gambe. 
L’attenzione di Caterina invece è tornata verso lo schermo. Lo stesso identico ragazzino di qualche chat prima è di nuovo davanti a loro. Il mazzo rovesciato sulla scrivania, le carte sparse alla rinfusa; la porta del terrazzo aperta, le tre girandole svettano nel buio.
Il ragazzino solleva dei fogli bianchi con delle frasi scritte in rosso e le mostra dirette alla telecamera.
«Ma che dice questo…» mormora Caterina.
«Rieccolo!» fa la Rossa «Emme, guarda le girandole, sono uguali vero? Avevamo ragione!»
Il ragazzino poggia l’ultimo foglio sulla scrivania, copre le carte. Poi si alza, si dirige verso la porta, esce fuori, si affaccia al terrazzo tra il muro e le girandole, tira su una gamba poi l’altra, si rizza goffo e si trasforma in una sagoma scura in piedi accanto alle girandole, di fronte ai pixel grigio scuri che sono la notte e il vuoto.
La Rossa d’istinto si alza, aguzza la vista verso la vetrata del terrazzo ma è troppo lontana per distinguere qualcosa. MG le afferra il polso, si porta l’altra mano sul cuore. Pascale è diventata pesante come gigabyte di pietre, le mani premute sotto le gambe. 
(Non importa se è andata così) ma ora scendi.
Scavalca la ringhiera, si porta sulla parte esterna del terrazzo. Allunga la mano verso una delle girandole, la sfila e la tiene dritta davanti a sé, davanti al vuoto. 
Se solo il vuoto fosse di pixel, non si farebbe niente. 
Pascale riesce a togliersi una mano da sotto la coscia, è quasi viola da quanto l’ha compressa. Si allunga a rallentatore verso il computer e poi preme la barra spaziatrice cinque, sei volte, mentre le altre escono sul terrazzo e gridano aiuto.
Caterina sta tremando. Si volta piano verso di lei: «Cosa hai fatto?» 
Pascale alza le spalle, la mano che è ancora sotto a una coscia non riesce a uscire.
«Se lo ha fatto davvero? Avremmo dovuto fermarlo…»
«Mi dispiace… Scusa. Ho agito di impulso. Ti prego scusami. Chiamo la polizia?»
Dal terrazzo sentono MG singhiozzare. Si copre il volto con le mani. La Rossa è immobile sullo stipite della porta. Parla con voce strozzata.
«Qual bambino… Venite a vedere. Le girandole… non c’è più.»
Caterina butta giù lo schermo del portatile.
«Potremmo essere accusate di omissione di soccorso. Cazzo, avranno registrato tutto?»
«Forse era il video a essere registrato,» dice Pascale «Ci avete fatto caso che non ha mai parlato? Sarà uno scherzo, quei video pensati per far paura.»
Ma mentre cerca di convincersi, MG continua a piangere, la Rossa a guardare nel vuoto, finché la suoneria di un cellulare abbandonato sul divano non le scuote: è Enrico.
«Sarà meglio che tu non gli risponda,» dice Caterina. Ma MG si dirige verso il cellulare e lo agguanta senza guardarla.
«Faccio come mi pare.»
«Non provare a raccontargli quello che è successo.»
«Per quale motivo? Ti importa cosa possa pensare di te?»
«Di me?» Caterina rimane immobile, è come se la telecamera del portatile la stesse osservando, anche se è chiuso «Non è stata colpa mia.»
MG tira su col naso e risponde al cellulare. Caterina vacilla un attimo, fa un passo indietro e con il fianco colpisce la bottiglia di coca cola e vino. Il liquido mescolato si rovescia sul tavolino e sul portatile, penetra nella fessura tra lo schermo e i tasti, frigge qualche secondo, ma nessuna fa niente.
«Dove sei? Alla festa? Mandami la posizione subito per favore. Sì, sì. No, tutto bene. Arrivo subito. Ti ho detto che sto bene.»
Caterina si lascia cadere sul divano. Comincia a piangere in silenzio.
MG prende le sue cose, poi guarda la Rossa: «Vieni con me?»
«Siamo a casa mia. Devo lasciarle qui?»
Si voltano verso le altre due, sul divano. Pascale adesso accarezza Caterina, con entrambe le mani. Sta’ tranquilla, respira, le dice. Anche Caterina si volta a guardare le altre. MG fa un passo verso la porta, poggia la mano sulla maniglia, poi si blocca.
«Secondo voi si è buttato davvero?»
La coca cola mescolata al vino gocciola dal tavolo a terra, porta via trucioli di tabacco.
«Emme,» fa Caterina «Non sei obbligata a scendere.»
MG lascia andare la borsa sul pavimento. Insieme alla Rossa raggiungono il divano, si siedono intorno a Caterina, così com’era iniziata la serata. 
«Vi devo confessare una cosa,» dice. 
La Rossa le passa un braccio dietro al collo, MG si appoggia alla sua spalla. Pascale si sdraia sul divano, adagia la testa sulle sue gambe, fa scivolare la mano sotto le sue cosce.
«Dopo l’esame, non sono mai andata da mia madre.»
Piangono insieme.
Fuori il buio è spesso e non si può scomporre in quadratini.


Foto di Brayden Law