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Moonlight Spaghetti

…Egli ci ha tante stelle,
Che picciol danno è cader l’una o l’altra
Di loro, e mille rimaner. Ma sola
Ha questa luna in ciel, che da nessuno
Cader fu vista mai se non in sogno.

Leopardi, Canti XXXVII 24–28

È recente la notizia, in campo astronomico: Nettuno, ottavo e probabilmente ultimo vero e proprio pianeta del nostro sistema solare, non ha vere e proprie lune. Ha una ventina di sassi che gli girano intorno, come Nereide, Larissa, Despina, Naiade, Galatea; e Tritone, che ha moto retrogrado e probabilmente è il risultato di un impatto tra diversi corpi celesti, poi catturato dal pozzo gravitazionale di Nettuno.

Niente a che vedere col corteggio di lune di Saturno e Giove, lune serie, lune con attività geologica, nuclei attivi, forse mari sotterranei. Ma poi vuoi mettere con la nostra, di Luna? Bella bestia, eh? Una sfera di roccia sbiancata dal sole, appesa in cielo da sempre, e oggetto usato e abusato di poesia, prosa, esperimenti scientifici e dialoghi schizoparanoidi.

Leopardi, non ne parliamo, stava sempre al balcone a guardarla, ogni tanto le faceva pure delle domande: nessuno si ricorda di quel suo scartino (ma è stupendo), il dialogo tra Alceta e Melisso sulla caduta della luna in un secchio. Come niente questa roccia diventa una donna, non dico Lady Ligeia ma Diana cacciatrice, con una luna sulla tiara – ho detto tiara?

Ma parliamo di quante volte le Sailor hanno salvato il mondo nonostante l’incompetenza di Sailor Moon, alias Tsukino Usagi? Sua mamma era la vera leader del Sistema Solare, la Regina Serenity, e aveva posto la sua egemonia su tutti gli altri pianeti nell’edenico Silver Millennium – che sua figlia, con Mamoru, idealmente restaurerà, ricompattando il trauma della ribellione terrestre con le nozze di Terra e Luna.
Serenity madre e figlia ovviamente alte come pertiche coi capelli chiari e la pelle bianca.

Una volta per essere belli, ricordate Omero?, dovevamo essere pallidi come la luna: vedi Era leukolenos, dalle bianche braccia. Insomma ragazzi, volete dimostrare di essere bravi? Fate narrativa su un luogo comune vecchio come la letteratura stessa: il nostro satellite, concretamente e metaforicamente Luna.
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12.000 battute massimo, virgolette caporali (obbligatorio), se vi va margini ampi e interlinea 1,5 perché l’occhio riposi ma non è obbligatorio. Genere: fantastico, fantascienza, horror, sci-fi.
A scrivere su roba nuova sono buoni tutti (oddio, no, ma fate finta di sì); a scrivere bene su roba già vista e sentita, bisogna essere dei boss.

Editoriale di Giulio Iovine.


A illustrare: Astolfo sulla Luna di Gustave Doré, stanza 70, canto XXXIV da L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, 1877.