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Pisoletti: Pisolino + Spaghetti

Dormono le cime dei monti e le forre,
I promontori e i torrenti,
Le stirpi degli animali a quattro zampe, quanti ne nutre la terra nera,
E le bestie delle montagne, e la razza delle api,
E i leviatani negli abissi del mare purpureo;
Dormono anche le stirpi degli uccelli dalle lunghe ali.

Alcm. fr. 89 Page

Sì, ma se hai un figlio di due anni, col piffero che dormi. Almeno così ci dicono i genitori.
Il fatto è che in letteratura, almeno per quanto ci consta, si parla molto più spesso di sogni che di sonno propriamente detto – la fase di spegnimento della coscienza in cui il corpo si riposa e il cervello ricompatta le informazioni della giornata, una di quelle cose che se te la tolgono è una tortura.
Siccome durante questo periodo di spegnimento noi non parliamo, non agiamo e non pugnaliamo alcun dittatore, gli scrittori lo hanno associato alla molto più narrabile esperienza umana del sogno, che tendenzialmente avviene all’interno di esso. E così nei vostri cervellini boomer, millennial e gen Z quando diciamo “call sul sonno” ecco che si accende la lucetta e pensate ‘oooooh adesso gli racconto di quando ho sognato che mia mamma era Cicciolina’ – no. Se possibile, non stavolta.
Ci piacerebbe leggere racconti dove vi concentrate sul sonno, escludendo i sogni e le esperienze oniriche. Concentratevi sugli aspetti concreti del sonno medesimo: la fase REM, il primo sonno, l’insonnia e le sue conseguenze, le onde alpha, il riposo che si merita chi duramente ha sofferto e il sonno del giusto e dell’ingiusto, una persona che dorme e l’altra che la guarda dormire, le parole pronunciate dal dormiente – quanto è cosciente in quel momento? – la paralisi ipnagogica e i suoi demoni visti e sentiti, il sonnambulismo, ma anche i sonni da cui non ci si sveglia – come il coma, farmacologico o traumatico, vigile o meno vigile; e che altro fu quello di Endimione, che commutò la morte in un sonno eterno, per poi chiedersi: sì ma a ’sto punto non mi conveniva schiattare e basta?
Occhio però che del mito di Endimione ci sono tante varianti: ad esempio, che fu la dea Selene, innamoratasi di lui mentre dormiva, a chiedere e ottenere da Zeus di mantenerlo perpetuamente in quello stato – così a naso, senza il suo consenso: e fu consenso quello di Aurora, la bella addormentata, svegliata con un bacio? Perché a meno di non aver dormito (ah, ah, ah) negli ultimi vent’anni, vi sarà giunta voce anche di quella polemica.
E chiedetevi anche: quando Macbeth (atto secondo scena seconda) sente nelle tenebre del suo castello una voce che gli urla ‘non dormirai mai più, hai assassinato il sonno’, di chi è quella voce? Quando Lady Macbeth (atto quinto scena prima) va sonnambula per casa sua con una candela in mano, credendo di camminare all’inferno tra le anime dei suoi morti ammazzati, sta effettivamente sognando? O è in preda a una specie di allucinazione?
E come dimenticare la peste del sonno che si spande nel villaggio di Macondo in Cent’anni di solitudine di Gabo? Nessuno dorme più, ma non è insonnia, non è sonnambulismo, è una magia, o qualcos’altro che sta a voi interpretare e raccontare.
Se Adina, nella Sonnambula di Bellini, canta dormendo su un cornicione quel popo’ di aria Ah non credea mirarti / Sì presto estinto o fiore – se Lucia, la sfigatissima Lammermoor di Donizetti, ammazza il marito la prima notte di nozze e poi, a coltello sguainato e capello sconvolto, si rivolge in delirio all’amato coglione Edgardo Ravenswood pensando di essere con lui – e in tutto questo sta dormendo, davvero non c’è limite a quello che possiamo fare quando dormiamo, anche senza scomodare Freud, Jung e mio nonno, convinto che sognavi la notte se avevi mangiato troppa parmigiana di melanzane a cena.

Editoriale di Giulio Iovine.


A illustrare: Figaro da Pinocchio di Disney (1940).