Associazione per la salvaguardia dei desideri
La vita matrimoniale di Wendy e Robert procedeva, per dirlo con parole che avrebbe usato lei, in modo squisitamente bello. Le siepi del loro giardino sul retro erano squisitamente belle, così come il loro vialetto e la villetta bianca in cui vivevano; anche i loro vicini, persone squisitamente belle, abitavano in villette bianche con splendide siepi verdi sul retro. Tutto procedeva davvero bene, con Wendy che si svegliava per preparare la colazione a Robert e poi lo salutava con un bacio, mentre lui usciva di casa per andare al lavoro. Poi faceva le pulizie, guardava un po’ di tv e leggeva quei romanzi rosa che le piacevano tanto, aspettando il ritorno di Robert dal lavoro. Il venerdì sera di solito andavano al ristorante messicano insieme ad alcune coppie di vicini del loro quartiere, bevevano margarita e mangiavano tacos, poi gli uomini parlavano di lavoro e le donne di vestiti o di quello che avevano visto alla televisione. Il sabato invece era giornata di compere e Wendy e Robert andavano insieme ai grandi magazzini, dove facevano la spesa e compravano nuove piante per il giardinaggio di Wendy, mentre la domenica giocavano a tennis nel circolo vicino a casa dov’erano abbonati. Malgrado fossero entrambi sulla trentina, di figli non ne avevano e non ne sentivano nemmeno la mancanza; avevano già molti amici e la loro vita era squisitamente bella così com’era.
Un lunedì mattina, dopo la consueta colazione insieme, Wendy diede un bacio a Robert e gli augurò una buona giornata, salutandolo poi con una mano da dietro la finestra mentre lui usciva dal vialetto con la macchina. Il lunedì mattina di solito si occupava delle pulizie più scomode, come lavare le tende e pulire le persiane all’interno e all’esterno, mentre nel pomeriggio ospitava le amiche del quartiere per un tè e per discutere insieme degli ultimi romanzi rosa che avevano letto. Fu proprio quando stava preparando il servizio da tè sul tavolino del soggiorno che squillò il telefono. Wendy ebbe un piccolo sussulto e andò a rispondere.
«Sì, chi parla?»
«Buon pomeriggio signora, siamo un’associazione che si occupa della salvaguardia dei desideri. Volevamo chiederle una cosa… scambierebbe mai suo marito con una sedia a dondolo?».
Era una voce mite e parlava correttamente, come quelle che si sentono nei documentari alla televisione.
Wendy corrugò la fronte e disse: «Scusi, ma con chi parlo?»
«Glielo ripeto signora, siamo un’associazione che si occupa della salvaguardia dei desideri e volevamo sapere se scambierebbe mai suo marito con una sedia a dondolo. Se sì, noi possiamo aiutarla.»
A quel punto per Wendy fu chiaro che si trattava di uno scherzo telefonico. Guarda cosa si inventavano per disturbare una signora di lunedì pomeriggio. Ma bisognava essere sempre cortesi, anche quando gli altri non lo erano con te. Sospirò, alzando le sopracciglia.
«La ringrazio ma non mi interessa, buona giornata».
E sbatté la cornetta sul telefono.
Passò tutto il pomeriggio in compagnia delle vicine, e tra un pettegolezzo e un commento su un romanzo rosa, quasi si dimenticò di quella strana telefonata, finché non tornò suo marito dal lavoro e glielo raccontò, con una punta di scherzosa preoccupazione.
«Sarà stato uno scherzo, tesoro» le rispose Robert. «Sai, i ragazzini si divertono così».
«Veramente la voce non sembrava quella di un ragazzino…» ribatté Wendy. Robert la guardò stranito, e abbassò la testa sullo sformato di patate che aveva nel piatto.
«In ogni caso, credo tu abbia ragione. Ormai sono in grado di fare qualsiasi cosa con la voce, non è vero?» aggiunse lei con una risatina finale.
Quella notte, Wendy dormì molto bene di fianco a Robert, come sempre del resto, e il mattino dopo si svegliò molto prima di lui, per preparargli una colazione speciale. Pancakes con sciroppo all’amarena e spremuta d’arancia. Lui apprezzò molto e la salutò con un bacio prima di andare al lavoro.
Nel pomeriggio, mentre puliva il salotto da cima a fondo, il telefono squillò. Era la stessa voce del giorno prima che le poneva la medesima domanda: scambierebbe mai suo marito per una sedia a dondolo? Wendy rispose con ancora più stizza che ovviamente no, non era interessata.
La sera a cena ne parlò con Robert e lui, come il giorno precedente, le disse che probabilmente si era trattato di un altro scherzo telefonico. Wendy cercò allora di non pensarci ma la notte non riuscì a dormire. Robert russava troppo, più forte del solito, e più lei tentava di rilassarsi meno ci riusciva, senza potersi liberare da quei suoni che le invadevano le orecchie. La mattina dopo fu come se un treno le fosse passato sopra. Non aveva mai avuto gambe così pesanti e occhiaie tanto scure, ma si alzò comunque per preparare la colazione e mangiare assieme a Robert. Dopo che lui uscì di casa, Wendy andò a stendersi un po’ sul letto e si addormentò.
Venne svegliata nel pomeriggio dal suono del telefono in lontananza. Ci mise un po’ per capire dove si trovasse; il sonno pesante le faceva questi scherzi. Prese la sveglia sul comodino e vide che erano le tre. Non aveva fatto le pulizie e nemmeno pranzato. Il telefono continuava a squillare fastidiosamente. Si mise la vestaglia rosa e andò a rispondere con passo strascicato. Ebbe un groppo allo stomaco quando sentì la voce dall’altro capo dell’apparecchio: era di nuovo lui, l’uomo dell’associazione per la salvaguardia dei desideri con la medesima domanda dei giorni precedenti. Stavolta Wendy era furiosa.
«Chiunque voi siate, smettetela! Questo scherzo sta durando un po’ troppo, non vi pare?»
«Noi non scherziamo mai, signora…» disse l’uomo dall’altro capo del telefono. Non fece in tempo ad aggiungere altro che Wendy gli riattaccò il telefono.
Quando Robert rincasò dal lavoro, Wendy gli raccontò quanto era successo.
«Secondo te cos’è un’associazione per la salvaguardia dei desideri?»
«Non lo so tesoro, ma ti consiglio di non pensarci troppo», rispose il marito in tono risoluto, per poi addentare una costoletta di agnello. Wendy lo osservò mentre masticava e a un tratto si accorse che non chiudeva totalmente la bocca, facendo schioccare la lingua sul palato. Non ci aveva mai fatto caso, eppure per lei era un modo orribile di mangiare e se ne sarebbe accorta di certo se l’avesse fatto altre volte. Forse era solo intontita dalle ore di sonno e dalla telefonata. In ogni caso ci passò sopra, cercando di non guardarlo troppo.
La mattina dopo si svegliò un po’ più riposata; era riuscita a dormire decentemente malgrado il russare di Robert, che negli ultimi due giorni sentiva particolarmente forte. Quel pomeriggio, mentre puliva il bagno, il telefono squillò di nuovo. Erano le tre ed era ancora lo stesso tizio che chiamava per conto di quella strana associazione. Wendy riattaccò in malo modo, ma questa volta non disse niente a Robert durante la cena, aspettando il momento in cui sarebbero andati a dormire.
«Ha chiamato ancora quell’associazione…»
«Wendy, per favore, non ricominciare!», disse Robert mentre indossava il pigiama.
«Senti, caro, non sono stata io a ricominciare, lo hanno fatto loro! Forse dovrei staccare il telefono nel pomeriggio…»
Robert la fissò come se fosse pazza. «Non dire sciocchezze, tesoro! Prima o poi si stancheranno di chiamare, devi stare tranquilla».
Il tono pacifico e indulgente con il quale Robert la chiamava ‘tesoro’ cominciava a darle sui nervi. Si rigirò nel letto tutta la notte, infastidita dal respiro di suo marito che diventava sempre più pesante.
Nei giorni successivi l’uomo chiamò ancora, sempre allo stesso orario, sempre alle tre del pomeriggio, e malgrado Wendy non volesse rispondere, non poteva fare a meno di alzare la cornetta.
I pomeriggi del fine settimana, come di consueto, li passò fuori casa col marito, a fare spese e al circolo del tennis, e il fatto di non sapere se l’uomo dell’associazione avesse chiamato oppure no la faceva sentire in balia di sentimenti contrastanti che non aveva mai provato in trent’anni di vita. In più Robert non la smetteva di russare e masticare con la bocca aperta, e di dirle ‘tesoro’ in quel modo così stupido. Per non parlare di come aveva cominciato a sudare quando giocava a tennis. Le goccioline gli scendevano sulle labbra come la condensa su un vetro, e pretendeva persino di baciarla. Era diventato irritante, tanto da costringerla, durante la notte, ad aspettare che lui si addormentasse per poter sgattaiolare fuori dal letto e rimanere sola sul divano. Non vedeva l’ora che la settimana ricominciasse per poterlo avere fuori dai piedi tutto il giorno. Era la prima volta che desiderava una cosa del genere e soprattutto non se ne sentiva in colpa. Forse era una fase ma, come diceva sempre la sua amica Betty, ‘una fase non è mai una fase, è segno che qualcosa non va e bisogna porci rimedio’.
Finalmente arrivò il lunedì e Robert partì di buon mattino per andare al lavoro.
La telefonata dell’uomo misterioso arrivò come da programma alle tre del pomeriggio. Wendy ormai si era abituata a quella specie di scherzo o chissà cos’altro, tanto che per tutta la settimana si scoprì ad aspettare il trillo del telefono, come una sorta di appuntamento imprescindibile senza il quale la giornata non sarebbe stata la stessa. Lo stesso non lo si poteva dire di Robert; quando tornava a casa, Wendy avvertiva un senso di pesantezza dato dal suo modo di parlare, di masticare e di dormire. Non gli fece più cenno delle telefonate.
Trascorse un altro fine settimana tra il sudore, il masticare e la voce di Robert tutto il tempo. Non ce la faceva più, doveva assolutamente porci rimedio o sarebbe impazzita.
Il lunedì mattina, dopo che Robert uscì di casa, Wendy si sentì davvero sollevata e sperò con tutto il cuore che l’uomo dell’associazione chiamasse. Alle tre del pomeriggio, finalmente il telefono suonò, e a quel punto tirò su la cornetta con tanta decisione da far spezzare il secondo squillo.
«Buon pomeriggio, signora, siamo…» L’uomo non fece in tempo a terminare la frase che Wendy disse: «Grazie a Dio avete chiamato! Non resisto più! Se la vostra proposta è ancora valida, io l’accetto».
Ci fu una breve pausa di silenzio, poi l’uomo parlò.
«D’accordo, signora. Ci teniamo comunque ad informarla che dopo aver effettuato la sua scelta non potrà più tornare indietro. È ancora intenzionata ad accettare la nostra proposta?»
«Certo che sono intenzionata», rispose Wendy. «Mi togliereste un gran peso».
«Bene signora, siamo lieti di poterla aiutare. Domattina, quando si sveglierà, suo marito non ci sarà più e la sedia a dondolo le verrà consegnata in tarda mattinata dai nostri uomini». Poi, come se l’avesse letta nel pensiero, aggiunse: «Siamo un’associazione seria, ci occupiamo da sempre dei desideri delle persone. Come le ho già detto, noi non prendiamo in giro nessuno».
«Posso stare tranquilla, allora?»
«Certo, non si deve preoccupare. Sarà come se suo marito non fosse mai esistito».
Detto ciò, si salutarono cordialmente e la voce atona dell’uomo morì nell’apparecchio.
L’indomani, Wendy si svegliò presto e, girandosi dall’altra parte del letto, vide che Robert non c’era più. Come promesso dall’uomo, del marito non era rimasta nemmeno la piega del corpo sulle lenzuola, come se non fosse mai esistito.
Mentre faceva colazione, dalla finestra della cucina vide arrivare un camioncino bianco, identico a quello dei traslochi ma senza il logo, che entrava nel suo vialetto. Subito dopo il campanello suonò e Wendy andò ad aprire. I due uomini alti che si presentarono sulla soglia erano lì per consegnarle la sedia a dondolo. La tirarono fuori dal furgone, posandogliela sulla veranda. In effetti era proprio il posto giusto per una sedia a dondolo, pensò Wendy. Era molto bella, tutta bianca con delle fantasie floreali sulla seduta, e si intonava molto bene con il legno bianco della sua veranda.
La donna ringraziò i due uomini e fece per dar loro una mancia ma questi la rifiutarono, dicendo che l’associazione non accettava soldi di alcun genere. Dopodiché, i due salirono sul furgoncino bianco, scomparendo nella direzione da cui erano arrivati. A quel punto, Wendy si sedette sulla sua nuova sedia a dondolo, e com’era comoda. Era proprio squisitamente bella.
Rimase lì adagiata a rilassarsi per una buona mezz’ora, guardando il suo bel prato tagliato fine e le altre villette bianche del suo quartiere, quando le cadde l’occhio su un camioncino bianco appostato di fronte alla casa di Betty, la sua cara amica che abitava al di là della strada. La vide uscire e andare verso il furgone e, mentre due uomini si avvicinavano al bagagliaio, la donna si accorse di Wendy e le fece un ampio cenno di saluto con la mano.
«Wendy, tesoro!» urlò Betty, «devi assolutamente venire a vedere la mia nuova sedia a dondolo!»
A illustrare: Grant Wood, American Gothic (1930) e Somewhere in Aberdeen di Christoffer Blomqvist (https://flic.kr/p/6iWtXu)