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Go West

Autore
Iago Menichetti
Ciclo #7 - Spaghettogonie
Narrativa
9 settembre 2021

La bionda è mia.
Col cazzo.
Scommettiamo?
Anche l’ultima volta ti sei preso la bionda e pure quella prima.
Appunto, non c’è due senza tre.
Non puoi decidere sempre tu cosa scopare!
Tua sorella la pensa diversamente.
Scontata.
È un classico e con i classici non si sbaglia mai.
Comunque scopati pure mia sorella ma la bionda è mia.
Mi stai sfidando scimmia?
Lo faccio sempre.
Quello che fai sempre è perdere.
Avete finito di misurarvi il pisello?
Che pesantezza Sandy! Vuoi che ti lasciamo quella riccia? C’ha la stessa boccuccia all’insù della ligure a Budapest.
Ma chi, la ventriloqua?
Ventriloqua?
Quella che bestemmiava mentre ingoiava, la ventriloqua!
Perché voi due dovete sempre parlare di questa cose quando mangiamo?
Cazzo è vero! Me ne ero completamente dimenticato. Madonna loro che gruppo di sciroccate.
Almeno tu non sei stato costretto a recitare a memoria i Sepolcri di Foscolo mentre scopavi.
Sandy, permettimi però, ma se ti presenti così poi è normale che finisci con le più storte.
In effetti Sandy…
Così come?
Dai questo occhialino.
Occhialino male, Sandy.
Sono un paio di occhiali normalissimi.
Sì, sì, su questa barbetta alla Nanni Moretti poi perfetti. Immagino le chiavate che ti fai al gruppo degli scacchi.
Ti stupiresti!
Guarda che barbetta, guarda che barbetta.
Ahi! te con queste mani, sempre a toccare stai. Sei proprio una scimmia!
È che sei troppo serioso, ma proprio anche come ti vesti.
Come mi vesto?
Noioso. Ti vesti noioso.
Davvero, che palle Sandy!
Ma che palle cosa?! C’ho un maglioncino e un paio di jeans.
La barbetta, l’occhialino, il maglioncino poi non ti lamentare se nessuna ti fa un pompino.
Bella rima.
Grazie, un po’ di poesia alle volte ci sta.
Va bene Cip e Ciop, l’avete voluto voi: giochiamoci la bionda.
Attenzione.
Sfidaaaaa!
Se uno di noi tre a fine serata riesce a portarsela a letto non paga la riparazione di Yulong.
Togli il se, barbetta, praticamente è già scopata.
Sarà divertente farmi finalmente offrire qualcosa da te, “Piggie”
Ouch!
Perché non rispondi, eh Piggie? Per caso non ti piace quando ti chiamano Piggie? Strano, e dire che la tua ex ti ci chiamava sempre.
L’ha fatto anche scrivere sulle magliette per il compleanno: “Piggie’s Birthday!”
Cazzo, il Piggie’s Birthday! Ce l’ho sempre quella maglietta, me la sono anche portata dietro per il viaggio, quasi quasi la metto stasera quando sarò su con la bionda, sono sicuro che apprezzerà.
Allora…
Sì?
Sfogati Piggie, sentiti libero, non fa bene tenersi le cose dentro.
Dai Piggie, a noi puoi dire tutto: siamo i Piggie’s friends!
Volevo solo dirvi di iniziare a contare i soldi perché qualcuno qui sta andando a bombare. Arrivederci.

Che si fa, andiamo anche noi?
Naa, fai fare la prima figura di merda a lui, appena ha rotto il ghiaccio muoviamo noi.
Senti l’occhialino che stratega della passera.
Io ve l’ho detto di non sottovalutare il gruppo degli scacchi.
Ma visto che ci stiamo giocando i soldi per Yulong non dovremmo aspettare anche Sanzo?
Da quanto è che sta al bagno?
È al bagno?
…L’ho visto che si alzava, pensavo dovesse pisciare.
Sono abbastanza sicuro di averlo visto correre dietro a una ragazza.
Una ragazza?
Una moretta, non l’ho vista bene. L’ha puntata appena siamo arrivati e quando è uscita le è andato dietro. .
Forse dovremmo andare a cercarlo.
Oh, guarda là: la bionda ride.
Cazzo! Muoviamoci scimmia: la quota di Piggie non la pago!
Infatti pagherai la mia.

䷤䷤䷤

Con lo sguardo percorre il braccio fino all’indice puntato su Yulong . Non so come spiegarle perché abbiamo chiamato la nostra jeep Yulong, che poi in fondo è perché siamo degli idioti ma una cosa difficile da fare capire gesticolando.
Sorride, nel farlo si porta la mano alla bocca con una naturalezza che farebbe capitolare un monaco tibetano. Credo che con quegli occhi nocciola potrebbe chiedermi “sposami, portami a ballare, facciamo un figlio, prendiamo un cane” anche in questo stesso ordine e riuscirei a rispondere solo sì.
Certo, se solo capissi una parola di quello che dice.
Non riconosco nemmeno la lingua, ricorda quasi un dialetto creolo ma arrotonda le parole come una sudamericana: dalla bocca le escono suoni tanto suadenti quanto incomprensibili.
Le prendo una mano. Non sembra intimorita. Ci incamminiamo verso la macchina mentre biascico frasi sconclusionate: le racconto che ci siamo fermati lì per caso, che dovevamo andare da un’altra parte ma poi la stupida scimmia ci ha fatto sbagliare strada, lui e la sua fissazione per le carte stradali: altro che tecnologia, dice, con queste non si sbaglia mai! Certo, e infatti eccoci qui spersi nel nulla davanti a un ostello, col motore della macchina che ci ha lasciato per strada.
Alza un sopracciglio tradendo un po’ di scetticismo. Provo a essere più chiaro ma le parole escono sgraziate: una cacofonia di suoni tagliati con l’accetta. Non mi sono mai vergognato così tanto della mia lingua come adesso.
Mi avvicino a Yulong, le indico lo sticker del drago sulla fiancata, quello che l’aveva incuriosita prima: così grande da ricoprirla quasi per intero.
Io ormai non ci faccio più caso: per me è come se fosse lì da sempre, non riuscirei a immaginare la macchina senza. Lo regalammo a Piggie in occasione del nostro primo viaggio in Portogallo: era convinto che una roba così pacchiana sarebbe stata l’arma finale per attaccare bottone con le tipe. Chiaramente non successe mai e anzi ci ritrovammo a scappare da degli ultras del Benfica che lo avevano scambiato per il logo della squadra del Porto. Yulong ne porta ancora le cicatrici: un coccio sul retro, all’altezza della bauliera. Opera di un gorillone panciuto di due metri con indosso la 10 di Aimar di almeno tre taglie più piccola: ci scagliò addosso la sedia di un ginjinha bar mentre fuggivamo.
Le porto la mano sul coccio, ci affonda le dita con un po’ di diffidenza, quasi avesse paura che Yulong le rispondesse scalpitando come un cavallo innervosito. I capelli corvini le cadono sulle spalle come un mantello illuminato dalla luna.
Mi risponde con uno sguardo curioso. Sembra colpita.
Giro intorno alla macchina, sbucando dall’altro lato fino allo spazio dove dovrebbe trovarsi lo specchietto retrovisore ma che adesso invece è vuoto: successe a Marsiglia, la stupida scimmia sfidò un francese a una gara di bevute a base di Pastis. Grosso errore, ho dei vestiti che ancora puzzano di anice per tutto quello che mi vomitò addosso. Comunque, alla fine il marsigliese si mise a reclamare come premio un pezzo della nostra macchina, la scimmia provò a opporsi con le ultime forze ma finì solo per essere volato nell’acqua del porto, con noi dietro a tuffarci per evitare che affogasse. Quando riemergemmo trovammo Yulong senza le ruote e menomata dello specchietto destro. Le ruote le sistemammo ma l’idea di viaggiare su una Jeep guercia aveva un suo fascino, quindi la lasciammo così.
Intanto riesco a strapparle un’altra risata mentre faccio l’imitazione di un goffo pesce rosso per descrivere il nostro bagno nel porto francese. Nel ridere solleva il collo che, così lungo e sottile, sembra quello di un essere fatato. Non avevo mai conosciuto una bellezza così aliena, per giunta in una notte di luna piena.
Sandy commenterebbe che è la notte perfetta, perché le notti di luna piena sono notti di streghe e sortilegi.
Parlammo anche di questo quando restammo a bere fino al mattino in un club nascosto all’ultimo piano di un palazzone berlinese. Solo io, lui e qualche bottiglia di Jack Daniel. Sandy non è certo tipo che ama confidarsi, diffida di tutto quello che non si può analizzare o pianificare razionalmente e i sentimenti fanno notoriamente parte di questa categoria. In quell’atipico confessionale tedesco però mi raccontò di una ragazza del suo gruppo di scacchi che gli aveva fatto perdere la testa e con cui, a suo dire, aveva passato la notte più bella della sua vita. Nelle parole e nelle immagini così piene di romanticismo che scelse per descrivere il loro incontro scoprii un volto del mio amico che non avevo mai visto e fui quasi grato a quella ragazza di questo regalo, se non fosse che la stessa ragazza lo stava lasciando.
Non seppi cosa rispondere, in questi casi di solito ci si limita a versare da bere aggiungendo qualcosa tipo Che ci vuoi fare, sono donne.
Per fortuna ci pensò lo stesso Sandy a riempire il silenzio: quella situazione gli aveva fatto venire in mente una leggenda scoperta in uno dei suoi adorati libri sui miti e il folklore, con protagonisti dei seducenti spiriti ragno che si presentavano agli occhi degli uomini con le fattezze di creature irresistibili, per attirarli nella loro tela e divorarli.
I viaggiatori erano la loro preda prediletta, perché senza casa e senza familiari che li reclamassero.
Una volta consumati sarebbero semplicemente spariti nei ricordi delle persone incontrate lungo il cammino. Potrebbe essere benissimo la mia fine di stanotte.
Così pensando non mi accorgo che lei si avvicina. Non ho il tempo di formulare frasi di senso compiuto, emetto fiati stonati prima che mi zittisca posandomi l’indice sulle labbra. Basta quel gesto a spegnere ogni mia attività cerebrale, riesco solo a fissarla imbambolato, con l’encefalogramma piatto.
Si solleva sulle punte, la sento cingermi i fianchi con le mani e appoggiare il petto al mio. Mentre avvicina le labbra resto stregato dai suoi capelli che scossi dal vento risplendono in un ordito perfetto di seta nera.
Il cuore mi batte nel petto, ho paura di rotolare nella sua ragnatela ma non desidero altro, così la bacio.

Poi dall’ostello sento la Scimmia lanciare un urlo.

䷤䷤䷤

Non avete capito: questa storia non esce di qui o vi ammazzo.
Certo, contaci scimmia.
Piggie non sto scherzando: una parola e ti scanno.
Dubiti di me?
Sempre.
Senti ma quanto hai detto che ce l’aveva lungo?
Sei morto, vieni qui!
Falla finita! Così lo fai sbandare. Non voglio morire dentro questo catorcio..
Già, scimmia. Lo sanno tutti che l’autista non porta pena.
Certo anche tu a non accorgerti che era un uomo.
Cosa? Non ci provare: l’abbiamo puntata tutti e tre.
Io l’avevo capito benissimo.
Ma se sei stato tu a lanciare la scommessa!
Certo, per farvi cadere in trappola. Sono sempre una mossa davanti a voi.
Non dire stronzate.
Fatto sta che quello che le ha levato le mutande sei tu.
Che cazzo…
Puoi ben dirlo!
Comunque vale lo stesso.
Cosa?
La scommessa. Non c’erano indicazioni di genere, quindi l’ho vinta io e non vi do un soldo per la macchina.
Quando hai ragione hai ragione. Anche se per adesso qui l’unico che ha scucito i soldi dal meccanico sono io: Sandy sgancia!
Non sono mai stato così felice di pagare una scommessa in vita mia.
Sanzo è ancora lì che dorme?
Come un pupo!
Tutte le scuse sono buone per non pagare. Sveglialo un po’, anche lui deve mettere la sua quota.
Dai lascialo dormire, l’ho visto abbastanza scosso ieri notte dopo l’incontro con la tipa.
Ah, lui era scosso?
Il suo era uno scosso diverso: il tuo era uno scosso schifato, il suo uno scosso… incantato.
Che vuol dire?
Quando sono uscito a recuperarlo l’ho trovato in piedi vicino a Yulong: la mora era scomparsa e lui se ne stava inebetito a fissare la luna, come ipnotizzato.
Che strano… ma aveva fumato?
Non credo.
Tranquilli, qualche centinaio di chilometri sulla vecchia Yulong e passa tutto.
Come sempre.
A proposito: scimmia qual è la prossima meta?
Tu guida, poi ci pensiamo.