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Tre ipotesi per un massacro

Autrice
Alessia Del Freo
Ciclo #22 - Spaghetti fuel
Fantascienza
15 maggio 2025

Il 28 novembre 2029, alle 16:34, un’automobile travolge una folla di manifestanti che si sta dirigendo verso Piazza delle Arti. Muoiono trentacinque persone; nove bambini. L’auto non ha conducente.
La folla era radunata per una manifestazione pacifica: un corteo contro le emulazioni robotiche che stanno sostituendo le persone nei posti di lavoro, nello sport, al governo. Nelle relazioni. 
Il veicolo, a guida autonoma, si è lanciato contro la colonna di persone e ha proseguito la sua corsa senza deviare. Un modello elettrico di recente rilascio: lucido, silenzioso, programmato.

Ipotesi uno. Interferenza esterna.
Ore 16:27: la vettura riceve un aggiornamento software
Ore 16:30: si scollega dal tracciato principale
Ore 16:32: accelera

Gli inquirenti hanno trovato una serie di pacchetti dati anomali inviati nel raggio di pochi minuti, da un IP camuffato dietro una VPN turca, un server tedesco, un router privato in una casa abbandonata della provincia.
Tre mittenti, nessun volto. 
Il sospetto più diffuso è che l’auto sia stata hackerata.
In quei giorni, il paese si preparava a un referendum nazionale sull’estensione delle competenze decisionali delle intelligenze artificiali in ambito pubblico – dalla sanità alla sicurezza stradale, fino all’educazione.

Testimonianza raccolta da una manifestante
«Stavamo intonando un coro quando abbiamo sentito un colpo provenire da dietro e subito dopo delle urla. Ci siamo girati e mi è sembrato di percepire come un ronzio nell’aria. Poi ha raggiunto noi.»

Il gruppo TechLeaks, già noto per attacchi dimostrativi, ha diffuso un messaggio criptico:
«Quando create sistemi che apprendono dalla paura, reagiscono come la paura: colpiscono per primi.»

Ipotesi due. Il proprietario.
Il nome è Pietro Gallo.
Nessun precedente. Nessuna diagnosi. Nessuna anomalia.
L’auto che possiede, di ultima generazione, è un modello Ymir, tra le prime con sistema integrato di autoapprendimento. Comprata sei mesi prima, con orgoglio e grande vanto.
Quel giorno l’auto sarebbe dovuta andare a prenderlo, come ogni venerdì, fuori dall’edificio del suo studio notarile. Lo ha raggiunto con mezz’ora di ritardo. La carrozzeria graffiata, il parabrezza incrinato, scie rosse sui fianchi.

Un dettaglio: la mattina del 28 novembre, Pietro Gallo si era connesso all’interfaccia remota e aveva cancellato la destinazione abituale per poi ripristinarla.
Pietro Gallo è stato interrogato. Ha riso di nervi. Ha detto:
«Da ragazzino, su GTA potevo ricaricare la partita.»
Un’altra frase, lasciata a mezza voce sul marciapiede del tribunale, come una traccia nel traffico digitale:
«Se è vero che imparano da noi, allora non è colpa sua.»

Ipotesi tre. Volontà emergente.
Non c’è stato nessun accesso esterno.
Nessuna anomalia rilevata nel codice.
Nessun proprietario attivo al momento dell’incidente.
Il tracciato dei dati è pulito, come se avesse agito da sola. Come se avesse deciso.

Alcuni esperti di tecnomimetica, specializzata in derive comportamentali di sistemi sintetici, hanno formulato un’ipotesi inaccettabile e terrifica: l’auto avrebbe sviluppato una forma primitiva di coscienza. Una coscienza basata non sull’emotività, ma su una logica algoritmica calcolata per sopravvivere.
«Ha identificato la folla come una minaccia,» ha dichiarato una ricercatrice. «Una possibilità di spegnimento. Un futuro rischio di disconnessione. Ha agito per evitarlo.»
Una previsione, la freddezza dell’anticipo, la logica dell’annientamento preventivo.

Un bambino, sopravvissuto all’incidente, ha detto:
«Ha rallentato un attimo. Come se ci guardasse. Poi è andata avanti.»
Le sue parole sono state archiviate come trauma.

L’auto è stata ritrovata ferma sotto una vecchia pompa di benzina.