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Una mamma è ovunque

Autrice
Graziana Patanè
Ciclo #24 - Moonlight Spaghetti
Narrativa generale
18 dicembre 2025

Da quando avevano inventato il teletrasporto, venticinque anni prima, per Pargolo Spes la vita sulla Terra era diventata impossibile. Ma il teletrasporto funzionava soltanto al di sotto della mesosfera – era tutto un problema di rarefazione degli elementi gassosi e di gravità, in cui c’entravano anche il gatto di Schrödinger e un pendolo a massa variabile, problema complicatissimo che, allo stato attuale delle conoscenze umane, appariva irrisolvibile e Pargolo sperava restasse tale per molti anni a venire – e lui aveva preso a sognare la Luna. Quel corpo bianco, calcinoso, sospeso a 384.400 km – ne conosceva la distanza esatta – non gli compariva davanti soltanto di notte, nella sua cameretta da bambino che, con qualche leggera modifica, continuava a essere la sua camera da adulto, ma anche di giorno. Desiderava toccarlo, poggiare le mani sulle sue pieghe nude, percorrerne la rotondità – 10.921 km, conosceva anche la misura della sua circonferenza – appartarsi su di lei, tra i suoi mari e i suoi ventri, estraneo al mondo di quaggiù. Questo desiderio, miraggio per diciannove lunghi anni, stava finalmente per diventare realtà. Per tutto quel tempo, Pargolo Spes aveva immaginato i silenzi e le solitudini che lo avrebbero atteso tra quegli orli slabbrati, tra gli spuntoni taglienti, tra gli avvallamenti segreti invisibili dalla Terra. Ormai mancava poco, doveva soltanto montare l’ultimo pezzo del razzo spaziale che stava costruendo in giardino, pezzo arrivatogli quella stessa mattina direttamente dalla De Agostini. Qualche ora e avrebbe conosciuto la Luna e, grazie a lei, l’intimità.

Assembla il tuo razzo spaziale in scala 1:1. Il primo numero è in offerta a soli 1,99 euro. Il secondo numero è disponibile a 10,99 euro. Il prezzo dei numeri successivi è 1.099 euro. La collezione completa è composta da 1001 numeri.*

*Tuta e viveri non inclusi.

Si era forse messo a calcolare l’intero costo dell’operazione? No, difatti, non ebbe mai idea della cifra astronomica a cui era arrivato in quei diciannove anni di collezionismo. Ma la libertà, si sa, ha sempre un prezzo molto alto da pagare. Pargolo, tuttavia, preferì non conoscerlo. Conobbe però le lamentele di sua madre per quell’hobby che non comprendeva: che senso aveva tenersi un razzo in giardino? A convincerla non furono le parole del figlio – lui stesso era consapevole di non essere mai riuscito a farle cambiare idea su niente – bensì il pensiero, partorito in maniera autonoma dalla donna, che quel passatempo lo avrebbe tenuto vicino a lei. Scostava le tendine e lo osservava dalla finestra della cucina. Quanta passione metteva in quello svago! Contenta, tornava a dedicarsi alle sue faccende per ricomparire qualche minuto dopo al balcone del piano di sopra o alla finestrella del bagno o a quelle, più ampie, del salotto. Sorrideva vedendolo così impegnato, rassicurata dal fatto di poterlo osservare in qualunque momento. Gli studi prima e il lavoro adesso, glielo sottraevano per così tanto tempo… Almeno quel diversivo lo lasciava, durante i weekend, se non proprio in casa, a portata del suo amorevole sguardo.

   Quanto alla tuta, Pargolo era stato fortunato: aveva fatto un buon affare trovandone una nuova, ma senza cartellino, su Vinted, venduta direttamente dalla Nasa a soli 38mila euro. I viveri se li era procurati da un rivenditore cinese: migliaia di pasticchette colorate, ciascuna contenente i principi nutritivi di cui il suo corpo avrebbe avuto bisogno per i prossimi ottant’anni, comprate in stock. Certo, mai più il sapore di una lasagna in bocca, l’unto di un pollo arrosto tra le dita, l’effluvio di calamari fritti nelle narici ma, come detto, la libertà ha un costo e Pargolo Spes preferiva non calcolarlo. Tutto, pur di partire, allontanarsi dalla Terra, toccare la Luna, scoprire la bellezza della solitudine, finalmente.

L’ultimo pezzo era di vitale importanza. Stava montando l’estrattore ultravioletto di Hescher, che gli avrebbe consentito di produrre l’acqua direttamente dalla polvere di stelle. Il meccanismo era, in fondo, abbastanza semplice. La luce ultravioletta, penetrando all’interno delle nebulose stellari spezzava le molecole di carbonio e silicio, liberando atomi di ossigeno. Questi poi si attaccavano a molecole di idrogeno formando appunto l’acqua. Considerando che il corpo umano è composto per il 60% da tale elemento, dopo l’invenzione dell’estrattore, la comunità scientifica era stata concorde nel dichiarare che non di sogni è fatto l’essere umano, ma di polvere, frase che era stata subito ripresa da papa Leone XIX nell’enciclica Pulvis sumus che sottolineava i grandi passi della scienza per avvicinarsi alle verità divine note da millenni. Ma di questioni divine Pargolo Spes non si preoccupava poi molto, anzi, a dire il vero non se ne preoccupava affatto, visto che i suoi problemi erano di ordine terreno e proprio per risolverli aveva deciso di abbandonare il pianeta per sempre.

Montava dunque l’estrattore con estrema cura, sapendo che un errore gli sarebbe risultato fatale, quando un fruscio alle spalle lo fece trasalire.

Quante volte sua madre gli era comparsa dietro così, all’improvviso? Tante. Troppe. Sempre, da quando si era fatta impiantare il dispositivo teletrasportante sottopelle. Una mamma è ovunque, gli aveva detto spuntando nell’istante esatto in cui, diciassettenne, era finalmente riuscito a sfilarsi le mutande, dopo mesi di paziente attesa. Emma, già nuda sul letto, stavolta non aveva fatto rimostranze. Sono arrivata nel momento giusto, le madri hanno un sesto senso per queste cose. Tieni, e gli aveva porto un preservativo. Mica vi potete rovinare la vita così giovani. Ti aiuto io a infilarlo? Pargolo era riuscito a balbettare un non serve. Non solo per l’improvvisa mollezza che si era sentito addosso e in particolar modo tra le gambe, ma perché Emma si era rivestita in un battibaleno. Tua madre è una presenza troppo ingombrante tra noi e in un altro battibaleno era scomparsa. La stessa frase che gli avrebbero ripetuto altre tre donne negli anni a seguire, almeno finché, vista la situazione, Pargolo non aveva rinunciato a trovarsi una compagna. Perché sua madre compariva dappertutto. Al pub, mentre tentava di ubriacarsi: Non ti sembra di stare bevendo troppo?; sulla spiaggia di Villasimius, in quell’unico viaggio con gli amici anni addietro: Te la sei messa la crema solare?; in bagno al lavoro: Venti minuti che ti aspetto alla scrivania, stai forse male?, – solo le minacce di licenziare il figlio, ricevute da quello scorbutico del capo, l’avevano fatta desistere dalle sue apparizioni in azienda.

Perché non la denunci, gli aveva suggerito ogni tanto qualche amico. Secondo il Codice della Privacy che regolamentava il teletrasporto, ci si poteva teletrasportare solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione firmata dalla persona che si intendeva raggiungere. Ma di denunciare sua madre proprio non se la sentiva. Aveva piuttosto provato a convincerla a parole. Sei un ingrato, non vuoi bene a tua madre, era stata la reazione. L’amava, però… Però lo sai che, da quando tuo padre ci ha abbandonati, ho solo te. La colpa del genitore a ricadere come conseguenza sul figlio. Nascondersi neanche a parlarne: non c’era luogo sulla Terra che non fosse raggiungibile con il teletrasporto. Ma a ventun anni una pubblicità sul web, comparsa per caso, aveva acceso la sua speranza e, dopo essersi fatto garantire dalla De Agostini che il razzo sarebbe stato funzionante, aveva acquistato il primo numero del modellino scala 1:1. 

Ma sua madre stavolta non c’era. Il fruscio doveva appartenere a qualche pianta mossa da una brezza di vento. E Pargolo tornò a dedicarsi all’estrattore finché non sentì il clic tanto atteso: l’apparecchio era a posto, il razzo completo. Corse in casa, ne uscì con la tuta. Sapeva di doversi sbrigare, sfruttare l’appuntamento di sua madre dalla parrucchiera. Non guardò neppure le piante, i fiori, gli insetti, che gliene importava? Non li avrebbe rivisti mai più, è vero, ma quante cose nuove avrebbe trovato sulla Luna? Crateri meteoritici, mari deserti, altipiani polverosi: un corpo silenzioso da scoprire. Un corpo intimo e muto, un corpo carico di solitudine e libertà. Chiuse il portellone, si sedette nella poltrona, premette il tasto di accensione. Funzionava! Vide il giardino allontanarsi, guardò l’Arno dall’alto, riconobbe la Torre sbilenca in un punto. Il computer di bordo gli segnalò che stavano abbandonando la troposfera. E salire ancora, e ancora, in quel silenzio inesplorato e tutto suo. Un silenzio autonomo, indipendente, il silenzio, adesso, della stratosfera. 35 km ancora, 30, 25, soltanto 5 prima della mesosfera. Era ancora lontano, ma già il suo desiderio abbracciava la candida Luna, la sua solitudine immensa. Un chilometro appena e un odore di lacca.
«Come mi stanno?»

La speranza di Pargolo Spes morì in quel momento