Spaghetti fuel
Non mai Natura, all’ordine
Delle sue leggi intesa,
Dalla potenza chimica
Soffrì più bella offesa.
(Monti, Al Signor di Montgolfier 37-40)
Se oggi ti vuoi muovere da un punto all’altro del tuo mondo senza usare i piedi, bisogna che fai il pieno di un tipo qualsiasi di carburante. Vero, una volta avresti usato una nave a vela o a remi e un carro trainato da cavalli: una volta, appunto. Adesso, se vuoi andare in motorino ti occorre la miscela, per l’automobile ci sono tre tipi diversi di benzina o il gpl, per il camion la nafta, per l’autobus – spesso – la corrente elettrica, che tra l’altro di recente alimenta pure le macchine (ma in onore di Elon Musk, per stavolta la saltiamo). A meno che tu non abbia personale di servizio che lo fa per te – e se ce l’hai, vorremmo chiederti: primo, come sei sopravvissuto così bene a due crisi economiche in vent’anni, e secondo, se t’interessa robetta rubata – prima o poi dovrai andare a una stazione di servizio e rifornire di carburante il tuo veicolo. Quanti di noi hanno iniziato le proprie carriere di guidatori a diciotto anni, scarrozzando gli amici che non guidavano da un capo all’altro della provincia di residenza, facendo benza al self service alle tre del mattino dopo una serata in postacci privi di senso o quantomeno di gusto, e poi c’era sempre lo stronzo che diceva be’ ma perché non andiamo a prendere i cornetti caldi da Coso, che sta aperto tutta la notte, Giulio guidi tu vero? Aneddoti come questi, ricordi come questi, sono carburante per le storie che poi raccontiamo e i racconti che scriviamo. E ce ne possono essere di tipo diverso. C’è chi rifornisce gli elicotteri e chi i pullman, c’è chi si è trovato a secco in uno sterrato durante un temporale e chi ha provato a fare il pieno di metano in Norvegia durante una tempesta di neve, magari perché stava andando a Nordkapp con la tipella alternativa che avrebbe copulato – per ragioni di oroscopo – solo sotto le stelle del Circolo Polare Artico. E quando sei su un aeroplano e finisce il carburante, che succede?
Se non stavi volando, tendenzialmente niente. Ti fermi lì. Forse ti rimborsano il biglietto.
Avrete capito dove andiamo a parare. Cerchiamo racconti che abbiano a che fare con del carburante per veicoli, velivoli, navigli, quello che vi pare. Di quando ce n’è in abbondanza e di quando manca, con gli aneddoti che ne possono derivare. Non ci scadete nell’autofiction, a meno che non siate proprio convintissimi. Non fate tutti la gnegna di oddio non ho benza e sto in autostrada (più che altro perché è il racconto mio, privilegi del collettivo, voi fate uno sforzo in più). 12,000 battute massimo, virgolette caporali, se vi va margini ampi e interlinea 1,5 perché l’occhio riposi ma non è obbligatorio, odiamo la vostra scrittura in qualunque forma ce la presentiate.
Editoriale di Giulio Iovine.
A illustrare: Daniel Brock, Oasis (https://flic.kr/p/9PCz2V) e – nei social – una creazione di Nicole Trevisan