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Non si può dire più niente?

Qualche giorno fa in redazione, da bravi millennials, discutevamo sulla possibilità di lanciare una newsletter e ci siamo confrontati su quali argomenti incentrarla. Tra le idee più accattivanti ce n’è stata una bocciata quasi all’unanimità che ha provocato delle reazioni piuttosto forti. L’idea era di stilare una classifica periodica dei racconti peggiori pubblicati sulla litweb. Non propriamente un’idea carina. In breve, ci ha scoraggiato il timore di offendere qualcuno.
Questo porta alla tematica del nuovo ciclo di racconti che ci apprestiamo a pubblicare: politicamente scorretto. Che significa essere politicamente scorretti? Significa suscitare l’offesa di qualcuno per motivi che alcuni schieramenti ritengono importanti. L’impressione però è che la sensibilità delle persone, talvolta, abbia la precedenza anche sulla comicità, sulla letteratura, sul cinema, sull’arte. Cercando di andare controtendenza, proponiamo di rompere e giocare con i tabù per amore della letteratura, non per spirito di provocazione. Se penso a degli esempi mi vengono in mente autori satirici, ma attenzione a non confondere le cose: la satira colpisce il potere, il politicamente scorretto colpisce un po’ a casaccio e non sempre fa ridere. Direi che essere politicamente scorretti coincide più con l’essere dissacranti e irriverenti, non solo verso il potere, ma anche verso la società, le comunità, le buone abitudini, il buon gusto.
Ennio Flaiano è il primo che mi sovviene con Tempo di uccidere, primo romanzo, tra le altre cose, a vincere il Premio Strega, ma anche con i racconti tratti dai diari, su tutti Un marziano a Roma. Penso poi a Pasolini, Walter Siti, il meno conosciuto Guido Morselli e, non ultimo, Pier Vittorio Tondelli, che con Altri Libertini si è collocato nella scia tracciata dalla Beat Generation di Kerouac, Miller, Burroughs, la generazione americana ribelle, antisociale e anticonformista del secolo scorso. E poi ancora Salinger con il Giovane Holden, Chuck Palahniuk che andava fortissimo negli anni ‘90, un po’ meno quando siamo cresciuti, ma anche autori di racconti come David Sedaris o Etgar Keret.
Philip Roth ha scritto un romanzo intero sul politicamente scorretto, La Macchia Umana, ma tutta la sua bibliografia vacilla tra lo scandalo e l’indecenza; il suo esordio Il Lamento di Portnoy è incentrato sull’onanismo, ha perfino parodizzato Kafka riscrivendo La metamorfosi dal punto di vista di un seno gigante. Infine, a sedere sulla cima del politicamente scorretto è probabilmente Nabokov, che con Lolita desta ancora scalpore a distanza di settant’anni dalla pubblicazione (consiglio spassionato, correte a vedere l’adattamento di Kubrick).
L’invito a scrivere, come sempre, sarà poi girato al pubblico e sono davvero curioso di conoscervi, di conoscervi senza freni, ipocrisie, limiti. Metto in guardia chi leggerà: lungo il percorso potremmo fare largo uso di stereotipi, termini proibiti, bestemmie (il collettivo conta cinque toscani e una veneta), sarcasmo, ingiurie, bombe a mano, mine antiuomo, bazooka. Se poi qualcuno dovesse offendersi ricordo che il sito è intestato a David Valentini; è lui la mente, prendetelo. Mi rendo conto di star alzando le aspettative, ma il mio augurio è di sollevare qualche polemica perché, come diceva Socrate, “il confronto è l’unico mezzo per conoscere la verità”.
Da baci, abbracci e pacificazione nascono solamente bambini. Anche se Socrate amava entrambe le cose.

Francesco Casini

Ad accompagnare l’editoriale, una variazione di Deborah D’Addetta su un’illustrazione di Joan Cornellà.