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Magari ti svegli freddo

“Sapete come è morto l’inventore del jogging? Facendo jogging.”

Bill Hicks

“Ho una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che c’è vita (o qualcosa di simile) dopo la vita. Quella cattiva è che Jean-Claude Villeneuve è necrofilo.”

Roberto Bolaño, Puttane assassine

Vita, morte e ironia. La vita in contrapposizione alla morte, l’ironia come antidoto a entrambe. Antonio Moresco ne Gli Increati pone una riflessione tanto ovvia quanto spiazzante: considerando che in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, noi eravamo qualcos’altro prima di nascere e diverremo qualcos’altro dopo la morte. Ergo, la maggior parte della nostra esistenza la passiamo da morti. Ciò che noi chiamiamo “vita”, non è che una porzione infinitesimale del nostro tempo in questo universo. È una considerazione piuttosto ansiogena per chi come la specie umana tende a darsi una grande importanza nel complesso schema delle cose. Ma è anche molto buffa, se permettete. Quel che è ancora più buffo e, almeno per chi scrive, normalizzante, è come la morte livelli tutto, svuotando ironicamente di senso ogni nostro gesto, anzi, direi proprio ridicolizzandolo.

Immaginate il più borioso degli uomini, un Donald Trump o un qualche imprenditore veneto convinto di come il suo lavoro e i suoi soldi lo rendano il re del mondo, rinvenuto improvvisamente una mattina morto sulla tazza del cesso. Colui che aveva passato i suoi giorni a cacare in testa agli altri è morto cacando (come d’altronde muore così chi visse sperando; la vedete la livella sociale della morte come opera beffarda?).

La morte quindi come riscatto, come vendetta o come riequilibrio. Morti ridicole, grottesche: Rambo che muore perché mangia troppi polli fritti al KFC; Margot Robbie che schiava della propria bellezza si sottopone a un intervento estetico sperimentale dove le iniettano sperma misto di animali esotici e muore per una reazione allergica imprevista; io che muoio scrivendo un editoriale sull’ironia della morte.

Ecco, tutto questo è ciò che vogliamo veder nascere (non si può solo morire) dalle vostre tastiere per la nuova call dal nome “Tre Allegri Spaghetti Morti”. Racconti che mettano al centro la morte ma in maniera grottesca, ridicola, umoristica e tutti gli altri sinonimi di divertente che trovate sul dizionario.

Mandateci i vostri racconti dalla lunghezza massima di dodicimila battute entro il 19 maggio a info@spaghettiwriters.it. Il file, formato .doc/.docx, deve essere nominato nel seguente modo: “Morti_Cognome_Titolo” (ad esempio: “Morti_Lepri_Creparemalemaconspasso”). Per i dettagli sulle norme redazionali (tipo che virgolette vogliamo per introdurre i discorsi – spoiler, queste: « ») andate nella sezione contatti del sito.

Buona scrittura a tutti, e non vi crucciate troppo, come diceva il trapassatissimo Marco Aurelio: la morte sorride a tutti; un uomo non può far altro che sorriderle di rimando.

Giulio Lepri

Ad accompagnare l’editoriale, una variazione di Deborah D’Addetta sulla locandina del film “La Morte ti fa Bella” (Death Becomes Her) diretto da Robert Zemeckis